Bologna è in fermento dopo la morte di Abderrahim Fakir, un uomo di origine marocchina che viveva in Italia da quando aveva sette anni. La sua scomparsa ha scatenato proteste e manifestazioni in tutta la città, con la famiglia che chiede giustizia e verità.
Il 19 luglio 2026, Fakir è morto nel quartiere Pilastro di Bologna mentre due agenti della polizia lo stavano tenendo a terra. Le immagini diffuse dai familiari mostrano l’uomo immobilizzato in posizione prona mentre urla ripetutamente: “Aiuto”. Poi dei lamenti e infine il silenzio. Nel video si vedono anche degli operatori sanitari che guardano la scena senza intervenire.
Le proteste in piazza del Nettuno
Davanti al Comune di Bologna, un presidio organizzato dal sindaco Matteo Lepore ha visto la partecipazione di migliaia di persone in segno di solidarietà. La nipote della vittima, Yossra Fakir, ha preso la parola per chiedere ascolto e dignità per suo zio. “Era mio zio”, ha detto. “Non era un numero, non era una notizia, non era un caso di cronaca: era una persona amata e qualcuno ha deciso di portarcelo via.”
Poco distante, di fronte a Questura e Prefettura, parte dello stesso corteo ha gridato “assassini, assassini” e ha lanciato petardi agli agenti in tenuta antisommossa. La polizia ha risposto con l’uso di idranti e lacrimogeni. La piazza di Bologna, poche ore dopo la morte di Fakir, è diventata il termometro di una tensione che cresce sempre di più.
Le indagini e le polemiche politiche
La procura di Bologna ha aperto un’inchiesta contro sei persone, due agenti e quattro operatori sanitari, e ha disposto l’autopsia per chiarire le cause della morte. La famiglia di Fakir ha chiesto che venga fatta piena luce sull’accaduto e che vengano accertate le responsabilità.
Il leader del Carroccio Matteo Salvini ha criticato la gestione della situazione, affermando che “la sinistra alimenta l’odio contro le divise” ed è “irresponsabile e anti-italiana”. D’altra parte, il sindaco Lepore ha assicurato di essere “al loro fianco” e ha contestato “il silenzio” delle ore precedenti tra le forze politiche.
I precedenti e le critiche alle tecniche di immobilizzazione
La tecnica usata nel caso di Fakir è considerata molto pericolosa, perché può provocare arresto cardiaco e soffocamento. L’Italia è stata già condannata dalla Corte europea per i diritti umani (Cedu) per un caso simile a quello di Fakir, avvenuto a Firenze nel 2014.
La polizia italiana ha diffuso un protocollo per la gestione delle persone non collaborative, ma secondo le prime analisi gli agenti che hanno fermato Fakir non hanno rispettato queste indicazioni. La famiglia di Fakir ha chiesto che vengano presi i provvedimenti adeguati se verranno accertate responsabilità.
La morte di Fakir avviene durante le giornate in cui si ricordano i venticinque anni delle violenze al G8 di Genova, definite da Amnesty International “la più grave sospensione dei diritti umani della storia recente”. La tensione a Bologna è alta e la città chiede giustizia e verità.


