Un incendio boschivo è divampato mercoledì 1 luglio nell’area montana del Pizzo Proman nel territorio comunale di Premosello Chiovenda (Verbano-Cusio-Ossola). Secondo le stime basate su immagini satellitari, finora sono andati distrutti 113 ettari di superficie, e le fiamme si sono estese fino a lambire l’area protetta del Parco Nazionale della Val Grande.
La conformazione del territorio e l’altitudine della zona, con quote attorno a 1.900 metri nella località della Colma hanno complicato le operazioni di spegnimento: per il presidio del fronte si è reso necessario un intervento coordinato tra mezzi aerei e squadre di terra, con turni di monitoraggio e attività di supporto notturno.
Estensione del rogo, cause presunte e divieti locali
Le rilevazioni satellitari hanno quantificato l’area percorsa dal fuoco in 113 ettari. Il presidente del Parco Val Grande, Luigi Spadone ha indicato come causa più probabile la caduta di un fulmine: “al 99,9% vi è la caduta di un fulmine nell’area di Pizzo Proman“. Sempre Spadone ha sottolineato le difficoltà operative derivanti dall’impervietà dei versanti, che rendono impossibile raggiungere certe quote con i mezzi di terra.
Per motivi di sicurezza i sindaci del territorio hanno emesso ordinanze che vietano l’ingresso nell’area colpita dal rogo: il divieto è finalizzato a evitare rischi per escursionisti e a non ostacolare le operazioni di soccorso. Inoltre, il presidente del Parco ha comunicato che ci sono ancora circa 12 o 13 persone escursionisti, che devono essere evacuate dal parco.
Interventi aerei, gestione notturna e cronologia delle operazioni
Alla lotta contro il fuoco hanno partecipato mezzi aerei della flotta aerea regionale e della flotta di Stato entrati in azione a partire da venerdì 3 luglio. Operazioni con Canadair hanno effettuato ripetuti rifornimenti d’acqua prendendola dallo specchio del Lago Maggiore nelle vicinanze di Verbania per poi sganciarla sul fronte del Pizzo Proman in fase di attacco dal cielo.
Come spiegato dalle autorità impegnate nelle operazioni, “Siccome in quota non si può salire con le squadre di terra” la bonifica risulta complicata e molti interventi dipendono dall’azione aerea. Spadone ha dichiarato inoltre: “Al momento abbiamo due canadair che attaccano contemporaneamente per circoscrivere l’incendio“. Tuttavia, la limitazione dei sorvoli notturni significa che le fiamme possono riprendere vigore dopo il tramonto.
Monitoraggio notturno e compiti delle squadre a terra
Con il calare della luce i velivoli rientrano alla base e il presidio diventa di competenza delle squadre di terra, in particolare dei Vigili del Fuoco e del Corpo dei Volontari AIB i quali si occupano del monitoraggio visivo del perimetro e sono pronti a intervenire se il fuoco scende verso zone accessibili. Il responsabile delle operazioni ha sintetizzato la situazione con un’immagine chiara: “E’ un gran caos“.
È stato programmato un vertice operativo e un briefing tra gli operatori per la mattinata di sabato 4 luglio 2026 volto a fare il punto sulla dinamica dell’incendio e a definire la strategia per le ore successive in base all’evoluzione delle condizioni meteorologiche e del fronte di fuoco.
Risorse impiegate e impatto territoriale
Oltre ai mezzi aerei civili e statali, sul campo operano le squadre del comando locale dei Vigili del Fuoco e i volontari AIB per contenere il rischio che il rogo si estenda ulteriormente. Le caratteristiche dell’area — pendii ripidi e quote elevate — hanno reso imprescindibile il contributo del Canadair e di altri velivoli pesanti che continuano a sganciare acqua durante le finestre di operatività diurne.
Nel frattempo, la zona interessata include porzioni del Parco Nazionale della Val Grande con conseguenze per gli ecosistemi locali e per le attività ricreative: i sindaci hanno quindi disposto il divieto di accesso all’area finché non sarà garantita la sicurezza. Restano in programma controlli e aggiornamenti pubblici a seguito dei sorvoli e del monitoraggio terrestre.



