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Intervento mini-invasivo all’anca di una ragazza di 17 anni a Torino

Intervento mini-invasivo all’anca di una ragazza di 17 anni a Torino

Una giovane ginnasta torinese ritrova la mobilità grazie a una chirurgia mini‑invasiva all'anca, prima in Europa, realizzata da un team multidisciplinare.

Intervento mini-invasivo all’anca di una ragazza di 17 anni a Torino

Domenica 8 novembre 2026, l’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, in stretta collaborazione con l’ospedale CTO, ha compiuto un passo storico nella chirurgia ortopedica. Un gruppo di specialisti ha eseguito, per la prima volta in Europa, una osteotomia periacetabolare mediante tecnica laparoscopica su una ragazza di 17 anni affetta da displasia dell’anca. L’operazione, che unisce la precisione di una procedura tradizionale a una invasività ridotta, promette di cambiare il paradigma terapeutico per adolescenti e giovani adulti con la stessa patologia.

Osteotomia periacetabolare laparoscopica: la prima esecuzione europea

Il ruolo centrale nella sala operatoria è stato svolto dal professor Alessandro Aprato, affiancato dai dottori Matteo Giachino, Michele Nardi e Andrea Audisio. Tutti e quattro sono stati formati presso la scuola del professor Alessandro Massè, punto di riferimento internazionale per la chirurgia dell’anca sia in età adulta che pediatrica. La procedura ha seguito lo schema dell’osteotomia periacetabolare, in cui l’acetabolo viene tagliato, riorientato e fissato con viti per migliorare la copertura della testa femorale.

Dettagli tecnici della laparoscopia

La novità risiede nell’accesso: invece di un’ampia incisione a cielo aperto, i chirurghi hanno introdotto una piccola telecamera e strumenti mini-invasivi attraverso micro-incisioni. Il video-monitor ha fornito una visuale ingrandita del campo operatorio, consentendo tagli ossei precisi e una minore dissezione dei tessuti molli. Secondo i medici, questo approccio riduce il dolore postoperatorio, limita le cicatrici e accorpa i tempi di convalescenza, pur mantenendo i principi di correzione dell’intervento tradizionale.

Il caso della giovane atleta: benefici concreti e prospettive future

La paziente, una ginnasta di 17 anni, aveva vissuto un dolore incessante all’anca che comprometteva gli allenamenti e la vita quotidiana. La causa è stata identificata come displasia dell’anca, una malformazione che colpisce da 1 a 7 persone su 1000 e che, se non trattata, porta a artrosi precoce e alla necessità di una protesi. L’intervento ha permesso di riposizionare l’acetabolo, migliorare la distribuzione dei carichi articolari e, soprattutto, di preservare l’articolazione naturale, evitando così l’uso di una protesi in età giovane.

Al termine dell’operazione, la giovane atleta ha riferito un immediato sollievo e la prospettiva di tornare a praticare sport senza il costante timore di dolore. I medici hanno sottolineato che, nei casi selezionati come questo, la correzione può ritardare o abolire la necessità di sostituzioni articolari future, garantendo una qualità di vita significativamente migliore.

Collaborazione tra i reparti: un modello di eccellenza

L’intervento è frutto di una sinergia tra il Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino “Regina Margherita”, diretto dalla prof.ssa Franca Fagioli, e il Dipartimento di Ortopedia, Traumatologia e Riabilitazione, guidato dal professor Giuseppe Massazza. La partnership ha permesso di mettere a disposizione competenze ortopediche avanzate ed assistenza pediatrica specialistica, creando un percorso di cura integrato.

Il direttore generale dell’OIRM – Sant’Anna, Adriano Leli, ha commentato: “Un intervento innovativo che conferma per l’ennesima volta le eccellenze dell’ospedale Regina Margherita e testimonia quanto sia importante la collaborazione clinica tra ospedali. Questo intervento apre nuove ed innovative opportunità terapeutiche per bambini e ragazzi affetti da questo problema, migliorandone sensibilmente la qualità della vita.”

Allo stesso modo, il direttore generale del CDSS, Livio Tranchida, ha evidenziato: “Multidisciplinarietà, alta complessità e competenze di livello internazionale contraddistinguono l’attività dei nostri ospedali. L’integrazione tra le professionalità del CTO e del Regina Margherita ha permesso di realizzare un intervento in laparoscopia all’avanguardia, aprendo una nuova possibilità di trattamento per i piccoli pazienti con malformazioni dell’anca.”

Con questa prima operazione laparoscopica europea, Torino si conferma all’avanguardia nella cura delle patologie dell’anca, offrendo una soluzione meno invasiva, più rapida e, soprattutto, orientata a preservare la funzione articolare nei giovani. Il risultato apre la strada a ulteriori studi clinici e a un’adozione più ampia di tecniche mini-invasive per le displasie dell’anca in tutta Italia.

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