L’estate 2026 è appena iniziata, ma Torino si trova già a fare i conti con una nuova ondata di caldo intenso. Il capoluogo piemontese, infatti, è tra le città italiane più esposte agli effetti del cambiamento climatico, come emerge dal rapporto L’estate che scotta di Greenpeace Italia.
Il rapporto, basato su dati ISTAT, evidenzia come Torino sia la città capoluogo di Regione con l’isola di calore urbana più intensa d’Italia. Nei mesi estivi del 2026, la differenza tra la temperatura superficiale media massima registrata in città e quella delle aree rurali circostanti ha raggiunto i 15,2 gradi, il valore più alto a livello nazionale.
Torino e il fenomeno delle isole di calore
Il tessuto urbano torinese, caratterizzato da ampie superfici asfaltate, cemento, edifici e una ventilazione spesso insufficiente, trattiene e amplifica il calore rispetto alle zone extraurbane. A influire su questa differenza contribuisce anche la particolare conformazione del territorio torinese, circondato da aree collinari e boschive che accentuano ulteriormente il contrasto termico.
Il report analizza non solo la temperatura dell’aria, ma anche quella delle superfici urbane: asfalto, muri, tetti e aree verdi. Si tratta di un parametro fondamentale per comprendere la vivibilità reale delle città durante l’estate. E anche in questo caso Torino si colloca ai vertici nazionali: è seconda solo a Roma per temperatura superficiale massima media nei mesi di giugno, luglio e, con 44,2 °C.
La popolazione esposta al rischio
Ancora più allarmanti sono i dati relativi alla popolazione esposta. A Torino il 98% dei residenti vive in aree classificate come interessate da isole di calore intense o molto intense. Questo significa che quasi tutta la popolazione cittadina si trova quotidianamente esposta a condizioni climatiche potenzialmente pericolose durante i mesi più caldi. Tra le persone più vulnerabili ci sono circa 27 mila bambini sotto i 5 anni e oltre 122 mila anziani sopra i 74 anni.
Il quadro nazionale e le soluzioni proposte
La situazione torinese si inserisce in un quadro nazionale sempre più critico. Secondo Greenpeace, la quota di giornate estive con una temperatura media percepita superiore ai 32 gradi — soglia oltre la quale il corpo umano entra in condizioni di forte stress termico — è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2026-2026.
Le città rappresentano oggi i luoghi in cui il cambiamento climatico si manifesta in modo più evidente. La presenza diffusa di cemento, asfalto e superfici impermeabili, insieme alla scarsità di verde urbano in alcune aree, rende i centri abitati vere e proprie trappole di calore. Torino, da questo punto di vista, appare tra le realtà più fragili del Paese.
«Per far fronte al problema del caldo estremo in città e ai suoi impatti sulla salute delle persone, dobbiamo anzitutto ridurre le emissioni e al contempo concentrarci sugli interventi di adattamento e prevenzione», ha dichiarato Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia.
Secondo l’associazione ambientalista, servono misure urgenti e strutturali: più alberature, aumento delle superfici verdi, riduzione del consumo di suolo, edifici più efficienti dal punto di vista energetico e interventi mirati per proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione.
Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo: a pagare il prezzo più alto sono anziani, bambini, persone fragili, lavoratori all’aperto e chi vive in abitazioni poco isolate o senza sistemi di raffrescamento. Il messaggio lanciato da Greenpeace è netto: senza una rapida accelerazione delle politiche climatiche e di adattamento urbano, città come Torino rischiano di diventare sempre meno vivibili durante le estati future.



