Il 30 giugno 2026, nel cuore di Chivasso, via Paleologi è stata teatro di un violento agguato che ha scosso l’intera cittadinanza. Un uomo, identificato come Francesco Ilacqua, 48 anni, è stato colpito da diversi proiettili, riportando ferite gravi alla coscia e all’avambraccio sinistro. Dopo le prime prestazioni d’emergenza, il ferito è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove è stato sottoposto a intervento chirurgico.
L’attacco in via Paleologi: i fatti del 30 giugno 2026
L’assalto, avvenuto in pieno giorno a pochi passi da una scuola materna e da un liceo, ha lasciato la zona in stato di shock. Secondo le ricostruzioni, le pallottole sono arrivate da tre individui armati, ma le indagini hanno concentrato la responsabilità su due uomini che avrebbero agito con premediazione e uso di metodo mafioso. La dinamica sembra radicata in un contrasto familiare, inserito in un più ampio contesto criminale di matrice ’ndranghetista, al quale la vittima era già stata collegata in precedenti inchieste su droga e organizzazione.
Contesto criminale e motivazioni
Le autorità hanno stabilito che l’attacco non era un episodio isolato, ma parte di una faida interna a una famiglia legata a reti mafiose. Gli inquirenti hanno evidenziato che la scelta dell’arma da fuoco e la location pubblica sono state pensate per intimidire e per inviare un chiaro messaggio di ritorsione, elemento che ha condizionato l’applicazione dell’aggravante metodo mafioso nel capo d’accusa.
Le indagini e le misure cautelari del 10 ottobre
Il 10 ottobre 2026, la Polizia di Stato su indicazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, ha messo in atto un’operazione coordinata con la Squadra Mobile di Torino e i carabinieri di Chivasso. L’azione è stata avviata su richiesta della D.D.A. del capoluogo piemontese, presieduta dal procuratore Giovanni Bombardieri, e ha portato all’emissione di un provvedimento di custodia cautelare nei confronti dei due soggetti gravemente indiziati.
Uno dei due è stato condotto direttamente in carcere, mentre all’altro è stato imposto l’arresto domiciliario con braccialetto elettronico. La decisione è stata accelerata a seguito della “fuga di notizie” verso i media locali, che hanno diffuso informazioni protette da riserbo, e per i presunti propositi ritorsivi manifestati dai sospetti durante i controlli investigativi.
Prove aggiuntive: la pistola trovata e l’arresto per detenzione illegale
Durante le perquisizioni effettuate nell’abitazione del fermato sotto gli arresti domiciliari, gli agenti hanno scoperto una pistola calibro 6,35 già caricata e pronta all’impiego. La scoperta ha portato all’arresto in flagranza del soggetto per detenzione illegale di arma da fuoco. Le forze dell’ordine hanno segnalato che la presenza dell’arma conferma le ipotesi di ulteriori piani ritorsivi da parte del gruppo.
Ripercussioni giudiziarie
Il tribunale di Torino, attraverso l’Ufficio G.I.P., ha formalizzato le accuse di tentato omicidio premeditatoporto illegale di arma in luogo pubblico e, in via aggravata, metodo mafioso. Le indagini, ancora in corso, continueranno a esaminare i legami con la rete ’ndranghetista e a valutare eventuali ulteriori responsabili.



