In un contesto di tensione crescente, il cardinale Roberto Repole, Vescovo di Susa e Arcivescovo di Torino, ha sollevato la sua voce per condannare con fermezza gli scontri verificatisi sabato 25 luglio a Chiomonte, in Val di Susa. Gli eventi, che hanno visto coinvolti manifestanti no-TAV e forze dell’ordine, hanno lasciato un segno profondo nella comunità locale e hanno suscitato reazioni a vari livelli.
La dichiarazione del cardinale Repole, diffusa domenica 26 luglio, non lascia spazio a interpretazioni: «Le azioni di guerriglia che ieri hanno devastato il cantiere di Chiomonte e ferito decine di agenti di polizia non meritano nessuno sforzo di comprensione, sono pura violenza terroristica che desidero condannare con fermezza come cristiano e come cittadino».
La condanna senza appello della violenza
Il cardinale ha sottolineato come la violenza sia incompatibile con il Vangelo e con la democrazia e per questo deve essere isolata e sanzionata. Le sue parole riflettono una profonda preoccupazione per il clima di tensione che si è creato nella Valle di Susa, un’area già segnata da anni di proteste contro la costruzione della linea ad alta velocità.
«Il dissenso rispetto alle opere pubbliche è sempre legittimo», ha affermato Repole, riconoscendo il diritto dei cittadini di esprimere le proprie preoccupazioni ambientali. Tuttavia, ha tenuto a precisare che tali istanze non devono essere confuse con atti di odio e prepotenza. «Tanti abitanti onesti della Valle di Susa ritengono di doverlo esprimere a salvaguardia dell’ambiente, ma questo non ha nulla a che fare con l’odio, con la prepotenza e con il totale scavalcamento delle regole della democrazia».
L’origine esterna dei gruppi d’assalto
Un aspetto cruciale della dichiarazione del cardinale riguarda la provenienza dei responsabili degli scontri. Secondo Repole, i gruppi d’assalto che hanno partecipato agli scontri «vivono altrove, giungono anche dall’estero e non c’entrano nulla con la Valle». Questa affermazione sottolinea come la violenza non sia un prodotto della comunità locale, ma piuttosto il risultato di elementi esterni che cercano di strumentalizzare le proteste per i propri fini.
La polizia ha confermato la presenza di decine di agenti feriti durante gli scontri, un dettaglio che aggiunge gravità alla situazione. Le forze dell’ordine hanno lavorato per mantenere l’ordine e proteggere il cantiere, ma si sono trovate di fronte a una situazione di estrema tensione.
Il ruolo della comunità locale
Il cardinale ha voluto ribadire il ruolo fondamentale della comunità locale nel contrastare la violenza. «Non hanno nulla a che fare con l’odio, con la prepotenza e con il totale scavalcamento delle regole della democrazia», ha dichiarato, sottolineando l’importanza di distinguere tra manifestanti pacifici e gruppi violenti.
La Valle di Susa è da anni un crocevia di tensioni legate alla costruzione della linea ad alta velocità. Le proteste, spesso animate da preoccupazioni ambientali, hanno visto la partecipazione di cittadini locali e attivisti provenienti da altre regioni. Tuttavia, come ha sottolineato il cardinale Repole, la violenza non può essere giustificata in alcun modo.
Le parole del cardinale Roberto Repole risuonano come un appello alla calma e al rispetto delle regole democratiche. La condanna senza appello della violenza e la distinzione tra dissenso legittimo e atti di guerriglia rappresentano un punto di riferimento importante in un momento di grande tensione.



