Il 2 luglio 2026 l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ha avviato una fase operativa orientata a intrecciare partner accademici, enti pubblici e soggetti privati per consolidare la propria dimensione internazionale. Durante il primo evento ufficiale successivo alla morte del fondatore Carlo Petrini, il presidente e rettore Nicola Perullo ha messo a fuoco la necessità di crescere sul piano della ricerca e della formazione senza compromettere l’essenza dell’istituzione.
L’ateneo, ospitato dal 2004 nello storico complesso carloalbertino dell’Agenzia di Pollenzo a pochi chilometri da Bra (Cuneo), è descritto come modello che ha ispirato molte università nel mondo e ha contribuito alla diffusione delle scienze gastronomiche come disciplina accademica. Di fronte a trasformazioni demografiche ed economiche del sistema universitario, la direzione indicata dal rettore punta a valorizzare una comunità scientifica già riconosciuta per il suo approccio interdisciplinare ma che, secondo Perullo, è ancora poco conosciuta rispetto al proprio potenziale di ricerca.
Rete di collaborazioni già operative e obiettivi strategici
Per rafforzare il ruolo di Pollenzo come centro internazionale di ricerca e formazione sul cibo, l’Università ha già attivato relazioni con realtà esterne di rilievo: il Politecnico di Torino l’Università di Maastricht e l’Università “Foro Italico” di Roma oltre a numerose altre istituzioni nazionali e internazionali. Queste collaborazioni hanno dato avvio a nuovi corsi, master, progetti di ricerca e a ipotesi di centri interateneo, tutti orientati a valorizzare competenze trasversali e scientifiche.
Una visione multidimensionale per la formazione
La strategia messa in campo si fonda su un modello che privilegia cinque aree di sviluppo intese come leve per attrarre partner e risorse. Pur non entrando nel dettaglio operativo di ogni singolo progetto, Perullo ha sottolineato come queste direttrici siano pensate per ampliare la portata scientifica dell’ateneo e per legarla a settori chiave come la salute, la tecnologia, l’economia del cibo, l’ecologia e il patrimonio culturale. L’obiettivo dichiarato è rendere Pollenzo un punto di riferimento internazionale nello studio olistico del cibo.
Economia sostenibile e autonomia dell’ateneo
Un elemento centrale dell’annuncio riguarda il modello economico: la scelta è di muoversi verso una maggiore sostenibilità finanziaria e di programmazione a lungo termine, agganciando l’Università a partner istituzionali e industriali capaci di investire in coprogettazione. Questa strada è pensata per evitare “una logica fondata esclusivamente sulle entrate derivanti dalle rette universitarie“, consentendo all’ateneo di consolidare attività di ricerca e infrastrutture senza rinunciare alla propria identità.
Il rettore ha ribadito che la transizione prevista non equivale a una mutazione dell’identità fondata da Carlo Petrini: si tratta invece di un’evoluzione coerente con la visione originaria, volta a preservare “l’autonomia e l’indipendenza che hanno caratterizzato i primi vent’anni di vita dell’ateneo” e a preparare l’Università alle sfide future del settore accademico internazionale.
Prossimi passi e consolidamento delle partnership
Nei prossimi mesi l’Ateneo ha annunciato l’intenzione di formalizzare ulteriori accordi e partnership che possano tradursi in investimenti pluriennali e in progetti condivisi. L’orizzonte indicato dalla dirigenza è quello di creare relazioni stabili che sostengano la crescita scientifica e didattica dell’Università, con l’obiettivo di potenziare infrastrutture e reputazione internazionale.
Infine, il presidente e rettore ha presentato alcune figure di governance chiamate a supportare questa fase, in linea con la volontà di rafforzare le competenze interne e la capacità di programmazione. L’azione annunciata è pensata per dare continuità alla missione culturale dell’istituzione e per renderla più solida sul piano della ricerca interdisciplinare.



