Il Torino è in procinto di affidare la propria panchina a un volto noto del passato. Ignazio Abateex difensore granata e rossonero, è il nome che circola con insistenza per la guida tecnica della squadra piemontese. A 39 anni, Abate rappresenta una delle scommesse più interessanti del calcio italiano, con un curriculum che spazia dal settore giovanile alle panchine della Serie B.
La sua avventura nel mondo del calcio giocato lo ha visto indossare le maglie di club prestigiosi e rappresentare la Nazionale italiana. Ora, con un bagaglio di esperienze significative, è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua carriera, questa volta in veste di allenatore. Il suo possibile ritorno al Torino, dove ha lasciato un segno positivo nel 2008-2009, aggiunge un ulteriore tassello di fascino a questa storia.
Un percorso di crescita tra giovanili e professionisti
La carriera da allenatore di Abate è iniziata nel 2026/2026 nelle giovanili del Milan, dove ha guidato l’Under 16 e successivamente la Primavera. La sua capacità di lavorare con i giovani e di responsabilizzarli rapidamente lo ha distinto fin dall’inizio. Con una media di 1,75 punti a partita in 75 incontri, ha dimostrato di saper costruire squadre competitive e organizzate.
Il salto tra i professionisti è arrivato con la Ternana nella stagione 2026/2026dove ha collezionato 35 partite con una media di 2,06 punti a partita. Tuttavia, è con la Juve Stabia che Abate ha raggiunto la definitiva consacrazione. Nella stagione 2026/2026ha guidato i campani a un settimo posto in Serie B e alle semifinali dei playoff, con una media di 1,31 punti a partita in 42 gare.
Il 3-5-2 e l’aggressività tattica
Uno degli aspetti che più sembrano avvicinare Abate al Torino è la continuità tattica. Il tecnico ha utilizzato prevalentemente il 3-5-2un sistema di gioco che negli ultimi anni ha rappresentato un riferimento anche per il club granata. Le sue squadre cercano intensitàaggressività nella riconquista del pallone e una partecipazione costante degli esterni, un ruolo che Abate conosce perfettamente per averlo interpretato ad altissimi livelli durante la sua carriera da calciatore.
Alla Juve Stabia, Abate è riuscito a costruire una squadra organizzata e competitiva senza rinunciare alla qualità del gioco. Questo aspetto potrebbe risultare particolarmente interessante per un Torino chiamato a rilanciarsi dopo una stagione caratterizzata da diversi alti e bassi. La possibilità di partire da una base tattica già familiare all’organico granata potrebbe facilitare il lavoro estivo e rendere meno traumatico il passaggio a una nuova guida tecnica.
La valorizzazione dei giovani e il ritorno di Cacciamani
Se c’è una caratteristica che accompagna Abate fin dall’inizio della sua carriera da allenatore è la capacità di lavorare con i giovani. Alla Juve Stabia, ha valorizzato diversi elementi emergenti, tra cui Alessio Cacciamaniun esterno offensivo di proprietà del Torino. Cacciamani ha trovato continuità e spazio nel corso dell’ultima stagione, collezionando 37 presenze e confermando le qualità che avevano già attirato l’attenzione del club.
Il suo ritorno al Filadelfia potrebbe rappresentare uno dei primi temi da affrontare in vista della prossima annata. In un calcio sempre più attento alla sostenibilità economica e alla valorizzazione del patrimonio interno, la capacità di far crescere i giovani rappresenta uno degli aspetti che maggiormente hanno convinto la dirigenza granata.
Il legame con il Torino
Per Abate, il Torino non sarebbe una destinazione qualsiasi. Nel campionato 2008-2009si mise in evidenza come uno dei giocatori più continui della squadra, collezionando 25 presenze in Serie A, un gol e tre assist. La sua velocità sulla fascia e la disponibilità al sacrificio gli permisero di conquistare rapidamente la fiducia dell’ambiente.
Quell’esperienza rappresentò una tappa importante della sua crescita. Terminata l’avventura al Torino, fece ritorno al Milan, club con il quale avrebbe poi vissuto gli anni migliori della carriera. In rossonero, ha superato le 300 presenze ufficiali, conquistando uno scudetto e due Supercoppe Italiane. Tra il 2011 e il 2015, è stato anche un punto fermo della Nazionale italiana, con 22 apparizioni e un gol realizzato contro la Germania nell’amichevole disputata a San Siro nel novembre del 2013.
Oggi, il suo percorso potrebbe riportarlo proprio dove aveva lasciato un ricordo positivo da calciatore. Non più sulla fascia destra, ma in panchina, con il compito di guidare una squadra che cerca una nuova identità e un nuovo slancio per il futuro.



