24 Maggio 2026 ☀ 30°

Protesta a Torino: solidarietà ai addetti alle pulizie davanti a Zara

A Torino un presidio in via Roma chiede diritti per gli addetti alle pulizie legati a Zara, mentre il negozio resta operativo e i clienti entrano normalmente

Protesta a Torino: solidarietà ai addetti alle pulizie davanti a Zara

Nel pomeriggio del 22 maggio 2026 un gruppo di manifestanti si è radunato davanti all’ingresso del punto vendita Zara in via Roma, a Torino, per esprimere solidarietà agli addetti alle pulizie coinvolti nei contratti di appalto. L’azione, promossa dal sindacato Si-Cobas, è stata connotata dall’uso di fischietti e di una trombetta tipica degli stadi: strumenti pensati per farsi sentire senza impedire fisicamente l’accesso al negozio. I manifestanti hanno diffuso materiale informativo che invitava a riflettere sulle condizioni lavorative legate alla gestione degli appalti.

Contesto e motivazioni del presidio

Gli organizzatori hanno dichiarato che la mobilitazione intende richiamare l’attenzione sui piani imposti dal gruppo Inditex e sulla gestione del servizio da parte della multinazionale appaltatrice Samsic. Il termine presidio in questo caso indica una presenza costante e simbolica finalizzata a sostenere i lavoratori che si sentono penalizzati dai cambiamenti contrattuali. Nonostante la protesta, l’attività commerciale è proseguita regolarmente e numerosi clienti hanno continuato a entrare e uscire dal negozio, mentre i manifestanti distribuivano volantini e spiegavano le proprie ragioni ai passanti.

Strumenti e slogan della protesta

Tra i materiali diffusi, il volantino invitava a boicottare il marchio per le scelte aziendali che, secondo gli organizzatori, graverebbero sui lavoratori: si è parlato di un invito al boicottaggio e di una critica verso politiche di ristrutturazione che incidono sui diritti dei dipendenti. L’uso di fischietti e di una trombetta da stadio ha reso l’azione particolarmente visibile senza degenerare in blocchi fisici. La scelta di strumenti rumorosi piuttosto che di ostruzione fisica riflette una tattica di protesta orientata alla visibilità mediatica e al coinvolgimento simbolico dei clienti.

Precedenti e scenari in via Roma

Questa mobilitazione segue un precedente presidio organizzato lo scorso 15 maggio 2026 nello stesso tratto di via Roma, quando un gruppo simile si era raccolto davanti al negozio. In quell’occasione la scena di protesta conviveva con una fila molto lunga dall’altra parte della strada: decine di persone aspettavano il lancio di un nuovo orologio Swatch frutto di una collaborazione con un marchio di alta orologeria. La contemporaneità dei due eventi ha messo in luce la natura composita della via, teatro sia di consumo sia di conflitti sul lavoro.

La giornata del 15 maggio

Durante il presidio del 15 maggio erano presenti bandiere del sindacato Si Cobas e anche simboli internazionali come la bandiera della Palestina, a sottolineare legami di solidarietà più ampi. Un portavoce aveva invitato i clienti a rifiutare gli acquisti di un gruppo che, a loro dire, sfrutterebbe i lavoratori. Sul marciapiede opposto, molte persone – in prevalenza giovani di origine nordafricana – avevano passato ore in coda, alcune con sedie o brandine, per assicurarsi uno degli orologi in vendita: un contrasto che ha reso ancora più evidente la pluralità di interessi che affollano la via commerciale.

Impatto e possibili sviluppi

Al momento le azioni non hanno determinato la chiusura del negozio né impedito il normale afflusso di clientela, ma contribuiscono a tenere alta l’attenzione sui temi del lavoro in appalto e sulle responsabilità delle grandi catene. Il ricorso a una protesta visibile ma non violenta può servire a mettere in luce le rivendicazioni senza compromettere l’ordine pubblico. Restano aperte le prospettive di ulteriori iniziative sindacali se le parti coinvolte non dovessero aprire un confronto su condizioni contrattuali e garanzie occupazionali.

Prospettive sindacali e mediazione

Il ruolo del sindacato qui è centrale: Si-Cobas cerca di catalizzare consenso attorno alla questione degli appalti e della subfornitura, mentre le aziende interessate – da un lato il gruppo Inditex, dall’altro la società appaltatrice Samsic – sono chiamate a fornire risposte concrete sulle condizioni di lavoro. La chiave per evitare escalation potrebbe essere l’apertura di tavoli di confronto che affrontino temi come la tutela dei dipendenti, la stabilità contrattuale e la trasparenza degli appalti.

In conclusione, le mobilitazioni in via Roma evidenziano come una strada commerciale possa diventare palcoscenico di questioni sociali e sindacali: da un lato la normale attività di vendita con clienti che entrano nei negozi, dall’altro la voce dei lavoratori che chiedono garanzie e rispetto. Le prossime settimane potrebbero chiarire se le proteste si limiteranno a presidi simbolici o si trasformeranno in iniziative più articolate con possibili ripercussioni sulle scelte delle aziende coinvolte.

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