La città di Torino si trova al centro di un acceso confronto per la collocazione della cerimonia del 210° anniversario della fondazione del Corpo della Polizia Penitenziaria. Il Corpo trae le proprie origini dal Regio Decreto del 18 marzo del 1817 atto che porta la ricorrenza a coincidere con la storia stessa della città. Nonostante la rilevanza simbolica, l’Amministrazione comunale ha comunicato l’indisponibilità di piazze cittadine per il 2027, proponendo invece la possibilità di ospitare la manifestazione nel 2028.
Motivazioni comunali e proposta di spostamento al 2028
Nella corrispondenza inviata al segretario regionale della FNS Cisl Piemonte il sindaco Stefano Lo Russo motiva la decisione con ragioni di natura logistica e organizzativa: l’agenda delle principali piazze cittadine sarebbe già fitta di eventi, rendendo impossibile garantire una cornice adeguata alla solennità dell’appuntamento. Il sindaco esprime «sincera desolazione» per la mancata disponibilità nel 2027 ma conferma la volontà di accogliere la celebrazione a Torino nel 2028, proponendo di avviare con anticipo la definizione di data, spazi e modalità organizzative.
Il valore simbolico legato a Torino e al 18 marzo 1817
La scelta della città come sede della festa non è casuale: l’evento avrebbe dovuto celebrarsi nel luogo dove, con il Regio Decreto del 18 marzo del 1817 nacque l’organizzazione del personale addetto alla custodia degli istituti di pena. Per questo motivo, molte sigle sindacali hanno sottolineato la perdita di valore commemorativo nel caso di un rinvio al 2028, sostenendo che il giorno e l’anno specifici costituiscano parte integrante della memoria del Corpo.
Reazioni dei sindacati e risposte politiche
La notizia ha provocato reazioni immediate da parte delle organizzazioni sindacali del comparto sicurezza: OsappSiulpSapSiapCoispFspUsic e Sim insieme ad altre sigle, hanno espresso sconcerto e critica per la decisione e per il silenzio pubblico del sindaco. I sindacati hanno richiesto un tavolo istituzionale con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) per cercare soluzioni alternative e non escludono azioni di protesta in assenza di risposte.
Accuse di disparità e sospetti politici
Secondo il segretario generale dell’OsappLeo Beneduci la decisione suona come «l’ennesimo schiaffo» nei confronti del personale della Polizia Penitenziaria, che ogni giorno opera in condizioni difficili e con rischi per l’incolumità. Beneduci chiede che la scelta sia motivata esclusivamente da ragioni organizzative verificabili e avverte che, se motivazioni politiche legate al calendario elettorale fossero all’origine del rifiuto, si tratterebbe di un fatto di grave rilievo etico e istituzionale.
Interventi politici sono arrivati anche in Consiglio comunale: il vicecapogruppo di Forza Italia in Comune, Domenico Garcea ha definito la situazione «inaccettabile» e ha annunciato un question-time previsto per il 12 ottobre durante il quale il sindaco sarà invitato a chiarire pubblicamente la posizione del Comune. Altri esponenti politici, tra cui Roberto Ravello e Fabrizio Ricca hanno sollevato interrogazioni anche a livello regionale.
Contesto e impatto sul riconoscimento istituzionale
La disputa prende una piega che va oltre la logistica: per i sindacati la disponibilità di una piazza rappresenta un riconoscimento pubblico verso donne e uomini della Polizia Penitenziaria, impegnati nella gestione delle carceri e nella tutela della sicurezza. La possibile rinuncia a una celebrazione a Torino per il 210° anniversario viene vista come una svalutazione simbolica del ruolo del Corpo, specialmente in una città che storicamente ha ospitato grandi eventi.
L’amministrazione comunale sostiene invece la necessità di assicurare alla manifestazione una cornice organizzativa e logistica che rispetti la sua solennità, preferendo In questo quadro, resta aperta la richiesta sindacale di un confronto immediato con il DAP e la disponibilità dell’Amministrazione a definire tempi e spazi qualora si trovassero soluzioni compatibili con l’agenda cittadina.



