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Procedimento di riavvio del forno di San Didero sospeso per 180 giorni

Il fermo di 180 giorni al forno di San Didero mette in ginocchio il progetto di riavvio, mentre comuni e Unione Montana chiedono protezione della salute.

Procedimento di riavvio del forno di San Didero sospeso per 180 giorni

Il Gruppo Beltrame ha presentato una domanda per riaccendere il forno elettrico ad archi dell’acciaieria di San Didero. Tuttavia l’intero iter autorizzativo è stato rallentato da osservazioni sollevate da diversi comuni della valle di Susa e da una recente decisione del Tar Piemonte. In risposta, l’azienda ha richiesto una sospensione di 180 giorni, con scadenza spostata a fine gennaio, mentre le pratiche rimangono bloccate fino a quando non verranno definite nuove norme regionali.

Il vicesindaco della Città Metropolitana, Jacopo Suppo, ha illustrato la situazione in una riunione pubblica a Bruzolo, sottolineando i rischi sanitari e ambientali legati alla messa in funzione del nuovo forno. L’incontro ha riunito rappresentanti dei comuni di Bruzolo, San Didero, Borgone, Condove, Villar Focchiardo, Chianocco, San Giorio e l’Unione Montana della bassa valle di Susa, tutti uniti nella difesa della salute pubblica.

Richiesta di sospensione di 180 giorni e blocco giuridico

La domanda di sospensione, avanzata dal Gruppo Beltrame, prevede un’interruzione delle pratiche per sei mesi, fino alla fine di gennaio. La misura è stata accolta dal Tar Piemonte, che ha emesso una sentenza che congela tutti i procedimenti relativi alle deleghe ambientali regionali. Tale ordinanza implica che, finché non verranno emanate nuove normative, nessuna autorizzazione potrà avanzare, rimandando le decisioni su un orizzonte temporale che potrebbe estendersi al 2027-2028.

Sentenza del Tar Piemonte e sue conseguenze

Il provvedimento del Tribunale Amministrativo Regionale ha dichiarato il quadro normativo regionale gravemente lacunoso, rendendo quindi impossibile la prosecuzione delle pratiche esistenti. Di conseguenza, ogni autorizzazione ambientale connessa al progetto è al momento in attesa, con l’effetto di una paralisi totale dei lavori di riavvio.

Opposizione dei comuni valsusini e dell’Unione Montana

I rappresentanti dei comuni coinvolti, insieme all’Unione Montana della bassa valle di Susa, hanno espresso una posizione compatta contro il progetto. Il presidente dell’Unione, Pacifico Banchieri, ha evidenziato la scomparsa dell’azienda dopo l’incontro di giugno, definendo la silenziosa inattività un segnale preoccupante: “Un imprenditore che crede nel proprio progetto dialoga con i sindaci; qui invece c’è il silenzio e temiamo si speri in un intervento dall’alto del Governo”.

Salute pubblica al centro del dibattito

Jacopo Suppo ha ribadito che il documento presentato dal Gruppo è “irrilevante per le numerose lacune” e ha aggiunto che “con la salute pubblica non si scherza”. Il vicesindaco ha sottolineato l’importanza di un lavoro congiunto e rigoroso da parte delle istituzioni locali per garantire che nessuna decisione possa compromettere la sicurezza dei cittadini della valle.

Problemi tecnici e ambientali evidenziati da esperti

La docente e ricercatrice ambientale Marina Clerico ha contestato la fattibilità del progetto, affermando che “in una valle con la nostra morfologia, un’acciaieria privata destinata al profitto non può sostenere i costi per i rottami puliti e le tecnologie necessarie: finirebbe inevitabilmente per tagliare sulla tutela dell’ambiente”. La sua analisi mette in luce le difficoltà tecniche legate alla gestione dei rifiuti e al rispetto delle normative ambientali.

Finché non verranno stanziate nuove direttive regionali e non si troverà una risposta condivisa tra le parti, il forno di San Didero rimarrà inattivo. La situazione evidenzia come le tensioni tra sviluppo industriale e tutela della salute possano generare lunghi periodi di incertezza, con ripercussioni sia economiche che sociali per l’intera valle di Susa.

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