La Val di Susa è stata teatro di violenti scontri durante la tradizionale manifestazione No Tav. La protesta, partita da Venaus con circa ventimila partecipanti, si è trasformata in una giornata di tensione e conflitto, con danni milionari ai cantieri e numerosi agenti feriti.
La cronaca degli scontri
Il corteo si è diviso in due tronconi, dirigendosi verso i cantieri di San Didero e Chiomonte. Gli antagonisti, vestiti di nero e dotati di caschi e maschere antigas, hanno attaccato le forze dell'ordine con pietre, bottiglie e ordigni artigianiali. Le forze dell’ordine hanno risposto con lacrimogeni e idranti, ma la situazione è rapidamente degenerata.
I danni ai cantieri
I danni ai cantieri sono stati ingenti, con una stima preliminare di un milione di euro solo per il cantiere di Chiomonte. Sono stati sequestrati materiali pirotecnici, molotov, maschere antigas e altri oggetti utilizzati durante gli scontri. La società Telt, che sta realizzando l’opera, ha iniziato la conta dei danni e la valutazione delle tempistiche per il ripristino.
Le reazioni delle istituzioni
La gravità degli accadimenti ha suscitato immediate reazioni politiche. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso solidarietà e vicinanza agli agenti feriti, contattando il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La premier Giorgia Meloni ha condannato duramente gli atti di violenza, definendoli un attacco allo Stato.
Le dichiarazioni del questore di Torino
Il questore di Torino, Massimo Gambino, ha parlato di un’escalation di azioni di guerra. “Vogliono far diventare la Val di Susa il laboratorio europeo della guerriglia urbana e noi non lo consentiremo”, ha dichiarato al Tg1. Le indagini sono in corso per assicurare i responsabili alla giustizia.
La posizione del movimento No Tav
Il movimento No Tav ha definito la giornata una “grande giornata di lotta per la Val di Susa”. In una nota diffusa al termine della marcia, gli attivisti hanno sottolineato la determinazione delle tante generazioni scese in piazza, riuscendo a raggiungere e contestare tutti i cantieri della valle. Hanno parlato di una “marea umana” che ha percorso sentieri, strade e prati, trasformando la mappa dei lavori in un percorso di opposizione concreta.
La condanna alle azioni degli antagonisti è stata trasversale, con esponenti di governo e opposizione che hanno espresso solidarietà alle forze dell’ordine e condanna per la violenza. Il cardinale Roberto Repole, vescovo di Susa e arcivescovo di Torino, ha definito le azioni di guerriglia “pura violenza terroristica”, incompatibile con il Vangelo e la democrazia.



