Nel cuore della città di Susa, tra le acque della Dora Riparia e del torrente Cenischia, sorgeva una realtà che ha definito l’economia della valle per più di un secolo. L’ASSA – Acciaierie Segusine Società Anonima – nasce nella seconda metà dell’Ottocento, periodo in cui la siderurgia si afferma come motore di sviluppo per molte regioni piemontesi.
Grazie a investimenti continui e a una posizione strategica nella valle, la fabbrica raggiunge il suo apice occupando quasi 600 operai. Questo impiego massiccio provoca un balzo demografico di circa 60 % nella popolazione di Susa, trasformando una piccola comunità in un centro industriale vivace.
Le origini dell’ASSA e l’espansione industriale nella valle
Fin dal suo avvio, l’Acciaieria Segusine si distingue per l’adozione di tecnologie all’avanguardia per l’epoca, rendendo la produzione di acciaio più efficiente rispetto ai concorrenti locali. Il libro di Sergio Sacco, “ASSA – Acciaieria di Susa”, ricostruisce sessant’anni di attività con documenti d’archivio, testimonianze orali e fotografie d’epoca, offrendo un quadro dettagliato dell’evoluzione produttiva.
Il valore delle testimonianze audiovisive
Un patrimonio complementare è custodito nell’Archivio Nazionale Cinema Impresa, dove sono conservate numerose registrazioni video del Novecento. Queste testimonianze mostrano la vita quotidiana dei lavoratori, i ritmi di produzione e le prime prime forme di organizzazione sindacale, arricchendo la narrazione storica con un’impronta visiva.
Le tensioni operaie dal ’68 alle chiusure degli anni ’90
Il clima di protesta del 1968 segna l’inizio di una serie di vertenze tra operai e direzione. Le richieste di migliori condizioni salariali, orari più equi e sicurezza sul lavoro diventano il fulcro del dibattito nella valle, alimentando una memoria collettiva di lotta che ancora oggi risuona nei racconti dei residenti.
Negli anni Novanta, la crisi globale dell’acciaio colpisce duramente l’ASSA. L’impresa, ormai in difficoltà finanziarie, decide di chiudere definitivamente i forni all’inizio del decennio, lasciando un vuoto occupazionale e sociale difficile da colmare.
Il destino del sito industriale e il suo impatto oggi
Dopo la chiusura, l’area dell’ex stabilimento viene smantellata. Gran parte del terreno rimane di proprietà di un gruppo friulano che ha subentrato nella gestione, ma parte di esso è stata concessa al Comune di Susa per fungere da parcheggio pubblico. Questo uso temporaneo evidenzia la difficoltà nel riproporre un territorio così legato alla propria identità produttiva.
Per analizzare le conseguenze economiche e sociali della deindustrializzazione sul territorio piemontese, è possibile consultare le ricerche dell’Ires Piemonte, che forniscono dati su perdita di posti di lavoro, spostamenti demografici e strategie di rilancio.



