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Marcia No Tav in Val di Susa: stop alla nuova linea Avigliana-Orbasso

Sabato 3 ottobre la Valle di Susa ha ospitato una massiccia marcia No Tav contro la nuova tratta Avigliana‑Orbasso, con la partecipazione di amministratori locali e gruppi ambientalisti.

Marcia No Tav in Val di Susa: stop alla nuova linea Avigliana-Orbasso

Il No Tav ha nuovamente occupato le strade della Valle di Susa sabato 3 ottobre, proponendo una manifestazione che ha riunito cittadini, amministratori locali e organizzazioni ecologiste. Il corteo è partito dalla piazza XXV Aprile di Sant’Ambrogio, davanti al municipio, per poi proseguire verso Avigliana, dove si è chiusa intorno alle 17 con un concerto dal vivo. L’appuntamento è stato anticipato da un aperitivo di protesta il venerdì precedente a Traduerivi, frazione di Susa, dimostrando la continuità dell’attivismo nella zona.

Il corteo di Sabato: protagonisti, percorso e data

Alla testa del corteo hanno camminato il sindaco Silvano Barella di Sant’Ambrogio e Pacifico Banchieri, sindaco di Caselette e presidente dell’Unione Montana della Valle. Accanto a loro erano presenti esponenti dei partiti civici come Elisa Pirro e Antonino Iaria del Movimento 5 Stelle, e le capogruppo regionali dell’AVS, Alice Ravinale e Sara Diena. Il gruppo è stato seguito da volontari No Tav, giovani attivisti, famiglie e una delegazione francese, tutti legati da uno stesso stendardo: “C’eravamo, ci siamo, ci saremo. Ora e sempre No Tav”. Il percorso ha toccato via Caduti per la Patria, via Umberto I, via Torino, la statale 25, corso Torino, via Benedetto Croce e corso Larghi, per concludersi in piazza del Popolo ad Avigliana.

Motivazioni del movimento No Tav e le critiche al progetto Avigliana-Orbasso

Le ragioni che hanno spinto i manifestanti sono molteplici. Innanzitutto, il progetto della tratta Avigliana-Orbasso è stato definito dagli attivisti un impiego ingiustificato di risorse perché, secondo loro, non risponde a reali necessità di trasporto e prevede un costo di circa 3 miliardi di euro. Il tempo di realizzazione è ancora incerto: la valutazione di impatto ambientale, avviata nel dicembre 2025, è ancora in fase di istruttoria. Inoltre, la linea prevede otto chilometri di galleria naturale sotto la Collina Morenica e altri quattro in galleria artificiale, per poi emergere nello scalo merci di Orbassano, sollevando preoccupazioni su suolo, acqua e fauna locale.

Impatto ambientale

Gli esperti ambientalisti hanno evidenziato che i lavori di scavo e la successiva operatività potrebbero provocare frane, erosioni e contaminazione delle falde acquifere. Il territorio coinvolto comprende undici comuni – Avigliana, Alpignano, Buttigliera Alta, Caselette, Rosta, Rivoli, Rivalta di Torino, Orbassano, Grugliasco, Torino e Sant’Ambrogio – ognuno dei quali deve gestire reti di servizi pubblici (acquedotto, gas, fibra ottica) che potrebbero dover essere spostati o protetti lungo il tracciato. La presenza di una zona soggetta a dissesto idrogeologico rende le preoccupazioni ancora più pressanti.

Costi e utilità

Dal punto di vista economico, i sostenitori del blocco del progetto hanno sottolineato che i fondi stanziati – già pari a circa 826 milioni di euro bloccati dal Fondo Nazionale Trasporti – potrebbero essere destinati a migliorare la mobilità locale, come il prolungamento della linea della metropolitana 1 verso Cascine Vica o lo sviluppo della linea metropolitana 2. L’Unione Montana ha chiesto una revisione del modello di esercizio della nuova linea, argomentando che senza una reale domanda di traffico passeggeri l’investimento risulterebbe insostenibile.

Il contesto istituzionale e le risposte delle autorità

RFI ha affidato la gestione della tratta al proprio dipartimento, ma la decisione finale deve ancora superare la Conferenza dei Servizi, dove sono presenti rappresentanti di ministeri, Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino e vari consorzi di rete. Il 11 febbraio 2026 RFI, insieme al commissario straordinario Calogero Mauceri, ha avviato la conferenza per definire il progetto definitivo. Parallelamente, la Regione ha intimato al gestore Interporto SITO di Orbassano, controllato da Finpiemonte Partecipazioni, di garantire la governance sulla struttura logistica prevista.

Nonostante l’apertura di questa fase negoziale, il movimento No Tav ha pubblicato le proprie controdeduzioni, evidenziando il consumo di suolo e l’assenza di motivazioni trasportistiche concrete. Il presidente dell’Unione Montana, Pacifico Banchieri, ha ribadito che l’organizzazione è amministrativa, non politica, e rappresenta una pluralità di sindaci con diverse appartenenze di partito. Il discorso è stato chiuso con un invito a mantenerlo in aula: “Quando un progetto non regge al confronto, la scelta è di evitarlo”.

Durante la conclusione in piazza del Popolo si è tenuto un concerto con la presenza del cantautore Errico Cantamale, simbolo della continuità della protesta culturale e ambientale nella Valle. Altri temi non legati al Tav, come l’opposizione alla riapertura dell’acciaieria Beltrame a San Didero e la richiesta di potenziare il trasporto pubblico, sono stati inclusi nella manifestazione, dimostrando la volontà di una cittadinanza attiva che vuole indirizzare le risorse verso soluzioni più sostenibili.

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