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No Tav in Val di Susa: simboli della protesta di M5S e AVS

Marcia No Tav a Val di Susa: M5S e AVS denunciano costi e danni ambientali della nuova tratta

No Tav in Val di Susa: simboli della protesta di M5S e AVS

Sabato 3 ottobre 2026, la Val di Susa è stata nuovamente teatro di una manifestazione di massa contro la tratta ferroviaria Avigliana-Orbassano. Decine di migliaia di cittadini, amministratori locali e rappresentanti di diversi partiti hanno percorso le vie da Sant’Ambrogio di Torino fino ad Avigliana, tornando al cuore di un dibattito acceso da più di dieci anni.

Il corteo e i protagonisti della manifestazione

Alla partenza, in piazza XXV Aprile, hanno sfilato i sindaci di Avigliana, Rivoli, Collegno, Bussoleno e altri comuni della Bassa Val di Susa, affiancati dagli assessori all’ambiente dei due ultimi. Tra le delegazioni politiche spiccano il Movimento 5 Stelle rappresentato da Chiara Appendino, Elisa Pirro, Antonino Iaria, Sarah Disabato e Valentina Sganga, e il gruppo verde-sinistra, con Marco Grimaldi, Alice Ravinale e Sara Diena, tutti esponenti di AVS-SE.

Il corteo è stato corroborato anche da Europa Verde, i cui co-portavoce provinciali Erica Bevilacqua e Vito Rosiello hanno partecipato, così come la consigliera regionale Valentina Cera e il consigliere comunale torinese Emanuele Busconi. La composizione eterogenea del gruppo ha evidenziato la volontà di unire forze locali, regionali e nazionali nella protesta contro quello che definiscono un binario morto.

Le ragioni espresse dal Movimento 5 Stelle

Il portavoce del M5S, Chiara Appendino, ha sottolineato che la presenza del partito alla manifestazione nasce da una convinzione consolidata: le grandi opere devono essere valutate sulla base della loro reale utilità, dei costi sostenibili e degli effetti sul territorio. Secondo l’esponente, la tratta Avigliana-Orbassano presenta “grandi criticità dal punto di vista economico, ambientale e sociale”, con un investimento previsto di 3 miliardi di euro che, a loro avviso, potrebbe essere deviato verso la metropolitana di Torino e altre necessità del trasporto pubblico locale.

Appendino ha ricordato che, a pochi chilometri dal luogo della protesta, è in corso il cantiere della linea 1 della metropolitana torinese, ancora in attesa di finanziamenti. “È un controsenso inaccettabile”, ha affermato, invitando le istituzioni a dare priorità a progetti con benefici immediati per i cittadini, come la cura delle ferrovie pendolari, la sanità e la tutela del territorio.

Le argomentazioni dell’AVS: un “binario morto” da fermare

Marco Grimaldi, vice-capogruppo di AVS alla Camera, ha introdotto il suo intervento con la frase: “Se fosse davvero una linea ferroviaria utile, perché mai dovremmo essere contro? Siamo ecologisti, siamo per i treni, per il trasporto pubblico, per togliere merci dai TIR.” Tuttavia, ha dichiarato che la tratta in questione è un “binario morto” un pozzo senza fondo di denaro pubblico destinato a scopi diversi dal trasporto reale.

Secondo Grimaldi, la progettazione prevede scavi di 8 km nella collina morenica, con conseguenti danni alla falda di acqua potabile che fornisce il 10 % del bacino Smat. Inoltre, l’investimento di 3 miliardi di euro sottrarrebbe risorse cruciali alla seconda linea della metropolitana torinese, destinata a servire quotidianamente migliaia di pendolari.

A questo proposito, Alice Ravinale, capogruppo AVS in Consiglio regionale, ha evidenziato che il progetto serve principalmente a collegare il tunnel di base della TAV al futuro interporto di Orbassano, una struttura che la Giunta regionale intende privatizzare. Il tunnel, ancora a 18 % di avanzamento (21,6 km su 118,8 km), procede a ritmo molto più lento di quanto previsto, con una talpa che avanza solo 300 metri all’anno anziché i 4 km programmati.

L’aspetto finanziario europeo

Gli esponenti verdi hanno rimarcato che, su un investimento complessivo di 27 miliardi di euro (16,1 miliardi solo per il tunnel), l’Unione europea ha già finanziato meno del 12 % dei lavori, revocando due terzi dei progetti perché considerati inesistenti. In Italia, la copertura è del 37 % mentre in Francia è solo dell’8 % indicando una grave mancanza di sostenibilità finanziaria.

Il discorso è stato completato con una critica al modello logistico tradizionale: “Spostare merci più velocemente da Rotterdam a Genova non salverà l’economia, mentre i pendolari di Bussoleno-Torino viaggiano su una linea ferroviaria dell’800”, ha sostenuto Ravinale, citando anche le osservazioni di Legambiente del 2006.

Le controdichiarazioni dei sostenitori della TAV

Nel contesto della manifestazione, sono intervenuti anche i rappresentanti della coalizione a favore della TAV. Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione in Piemonte, ha contestato l’opposizione sostenendo che il progetto è l’unico modo per inserire il Piemonte nel “binario europeo” e ridurre l’inquinamento dovuto ai TIR. Altri, come Alessandra Binzoni di Fratelli d’Italia, hanno definito la protesta come una “sfida al progresso” e hanno difeso l’interesse nazionale legato al Corridoio Mediterraneo, finanziato dalla Commissione europea.

Le posizioni contrastanti evidenziano come la questione della tratta Avigliana-Orbassano rappresenti più di una semplice disputa locale: è al centro di un dibattito su investimenti infrastrutturali, sostenibilità ambientale e priorità di spesa pubblica a livello sia nazionale che europeo.

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