Sabato 3 ottobre la bassa Valle di Susa è diventata il palcoscenico di una delle più grandi mobilitazioni di quest’anno. Un corteo di oltre cinquemila persone, tra cittadini, amministratori locali, rappresentanti del movimento No Tav e ospiti provenienti dalla vicina Francia, ha percorso la strada da Sant’Ambrogio a Avigliana per opporsi al progetto della nuova tratta ferroviaria Avigliana-Orbassano. L’iniziativa è stata organizzata dall’Unione Montana Valle Susa, che ha voluto trasformare la protesta in un segnale di unità territoriale e di richiesta di priorità negli investimenti pubblici.
Il corteo, della lunghezza di circa quattro chilometri e mezzo, è partito dalla piazza del municipio di Sant’Ambrogio per culminare nella piazza del Popolo di Avigliana. Alla testa della fila si sono trovati sedici amministratori della Valle di Susa e dell’area metropolitana, affiancati dal sindaco francese di L’Isle-d’Abeau, Roland Borghi. Tra i partecipanti di rilievo c’erano anche la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino e il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi, a testimonianza della trasversalità politica dell’evento.
La marcia: percorsi, numeri e protagonisti
Gli organizzatori hanno indicato una partecipazione di “oltre cinquemila” persone, mentre le prime stime dei media parlavano di circa un migliaio; il dato finale fornito dall’Unione Montana è stato considerato attendibile per la successiva dichiarazione istituzionale. Il corteo è stato caratterizzato da una forte presenza di bandiere comunali, tricolori e striscioni tipici del No Tav che hanno sottolineato l’intento di trasformare quella che era una contestazione settoriale in una marcia territoriale più ampia.
Il percorso ha attraversato le vie principali della bassa Susa, con rigide misure di sicurezza: il Comune di Sant’Ambrogio ha temporaneamente modificato la viabilità, è stato vietato il consumo di superalcolici e l’uso di contenitori di vetro o lattine. Alla conclusione della marcia, in piazza del Popolo, è stato organizzato un concerto gratuito, a dimostrazione della volontà di mantenere viva una dimensione civile e festosa, non violenta.
Le richieste degli organizzatori e le critiche al progetto
Il presidente dell’Unione Montana, Pacifico Banchieri, ha più volte ribadito che la protesta non è motivata da “pregiudizi ideologici”, ma da una valutazione di costi, impatti ambientali e sociali che, a suo avviso, rendono il progetto insostenibile. Secondo Banchieri, la tratta Avigliana-Orbassano sottrae risorse a iniziative più utili, come la conclusione delle linee metropolitane torinesi e il potenziamento del trasporto pubblico locale. La sua dichiarazione enfatizza la necessità di un “uso responsabile del denaro pubblico”.
Gli amministratori presenti hanno concordato nel chiedere che le autorità nazionali e regionali riconsiderino le priorità d’investimento, privilegiando opere che forniscano benefici concreti alla vita quotidiana dei residenti. Il messaggio principale è stato quello di indirizzare i fondi verso soluzioni che migliorino la mobilità locale, riducendo la dipendenza dall’alta velocità e offrendo servizi più accessibili per studenti, lavoratori e pendolari.
Il contesto più ampio e le premesse di una protesta pacifica
La manifestazione si inserisce in una più ampia opposizione al progetto Torino-Lione sostenuto dai governi italiano e francese. Dopo i disordini del 25 luglio, in cui la precedente protesta aveva portato a scontri e feriti tra le forze dell’ordine, gli organizzatori hanno voluto sottolineare il carattere pacifico e istituzionale dell’attuale marcia. Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta hanno aderito alla manifestazione, ribadendo il rifiuto di ogni forma di violenza e chiedendo un confronto democratico con le istituzioni.
Al termine dell’evento, Banchieri ha annunciato che la questione sarà portata nelle sedi istituzionali, richiedendo un confronto con il Governo la Regione Piemonte e la Città di Torino. «Oggi lo abbiamo portato in strada, ma torneremo nelle istituzioni», ha affermato, indicando la marcia non come un punto finale, ma come l’avvio di un dibattito continuo sulla destinazione delle risorse pubbliche e sul futuro della mobilità nella Valle di Susa.



