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Annullate le partenze Bec Italia dopo il «grave deterioramento della situazione finanziaria»

Una mail ha comunicato l'arresto dell'operatività di Bec Italia per un grave deterioramento della situazione finanziaria, lasciando in sospeso partenze per Stati Uniti, Canada, Australia e altri Paesi; famiglie che avevano versato anche più di 10 mila euro attendono l'esito dell'istruttoria del Fondo Vacanze Felici

Annullate le partenze Bec Italia dopo il «grave deterioramento della situazione finanziaria»

Una comunicazione elettronica ha stravolto i piani di decine di famiglie: la società Bec Italiacon sede a Milano e attiva nell’organizzazione di soggiorni studio e anni scolastici all’estero, ha informato i clienti dell’«arresto della propria operatività» a causa di un «grave deterioramento della situazione finanziaria». La notizia ha raggiunto molte famiglie, tra cui nuclei di Torinopoche settimane prima delle partenze previste.

Il messaggio via email ha sospeso in un colpo solo partenze verso destinazioni come Stati UnitiCanadaAustraliaCinaInghilterra e Germaniainterrompendo percorsi preparatori seguiti per mesi. Per molte famiglie l’investimento era già stato sostenuto economicamente e psicologicamente; la comunicazione ha lasciato aperte domande sul rimborso delle somme e sulla possibilità che i programmi si svolgano realmente.

Comunicazione ai clienti e richiesta di intervento al fondo di garanzia

Attraverso le email inviate ai partecipanti, l’agenzia ha annunciato di aver richiesto l’intervento del Fondo Vacanze Felicil’ente di garanzia previsto per il turismo organizzato, per cercare di tutelare chi aveva già versato quote. Al momento l’istruttoria è ancora in corso e non è stato reso noto se il fondo interverrà, in che misura e con quali tempi. Nel frattempo il sito ufficiale della società è stato chiuso e i contatti telefonici risultano muti, mentre alcuni canali social rimangono accessibili ma senza aggiornamenti chiari.

Situazione delle famiglie coinvolte

Tra le persone coinvolte ci sono genitori che avevano già versato somme rilevanti: una famiglia di Torino segnalata dal caso aveva pagato più di 10 mila euro per l’iscrizione della figlia a un programma che prevedeva un intero anno scolastico negli Stati Uniti, circa dieci mesi lontano da casa presso una famiglia ospitante. Complessivamente le famiglie coinvolte in Italia vengono stimate intorno a una cinquantina o poco più.

Tempistiche, preparazione e impatto sui ragazzi

I genitori coinvolti raccontano che il percorso di preparazione era iniziato «una ventina di mesi fa», con incontri e riunioni a cui partecipavano famiglie da tutta Italia per confrontarsi sulle destinazioni e sui dettagli pratici. I programmi offerti prevedevano soggiorni variabili: tre mesisei mesi o un intero anno scolasticoa seconda della scelta delle famiglie e del pacchetto acquistato.

L’aspetto più sensibile, sottolineato dai familiari, non è solo economico: si tratta del tempo e dell’impegno emotivo investiti dagli studenti e dalle loro famiglie nell’accettare l’idea di separarsi per un periodo prolungato. Quel lavoro di adattamento è stato bruscamente sospeso da una frase arrivata via email: «Scusate, noi chiudiamo», parole che hanno riassunto lo smarrimento di genitori e ragazzi.

Tempistiche di comunicazione prima del blocco

Secondo il racconto fornito, fino ai primi giorni di giugno nulla faceva presagire la crisi: il 3 giugno una famiglia aveva chiesto dettagli pratici, come il nome della famiglia ospitante e l’appuntamento per il visto al consolato, e aveva ricevuto rassicurazioni sullo svolgimento regolare del programma. Solo sette giorni dopo è arrivata la mail di sospensione delle partenze, che ha messo fine alle certezze accumulate nei mesi precedenti.

La situazione rimane in evoluzione: le famiglie attendono ancora aggiornamenti ufficiali sull’intervento del fondo di garanzia e su eventuali procedure di rimborso o di riprogrammazione delle partenze. Nel frattempo, molte domande pratiche e legittime restano senza risposta.

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