24 Maggio 2026 ☀ 30°

Sequestro dei telefoni e autopsie: nuovi sviluppi sul caso Maldive

Rientro a Malpensa delle salme, sequestro di telefonini e computer e autopsie per ricostruire la tragedia nell'atollo di Vaavu

Sequestro dei telefoni e autopsie: nuovi sviluppi sul caso Maldive

Il drammatico episodio che ha coinvolto cinque sub italiani alle Maldive continua a evolversi: dopo il recupero dei corpi, è prevista la rientro in Italia di quattro salme sabato 23 maggio, mentre quella di Gianluca Benedetti, primo caduto recuperato, è già stata rimpatriata martedì. Sul fronte giudiziario la vicenda ha assunto un profilo investigativo più definito, con la Procura di Roma che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti e con gli inquirenti intenti a raccogliere elementi utili tra documenti, dispositivi e referti.

Le autorità italiane e gli operatori coinvolti nelle operazioni di recupero stanno concentrando le verifiche su tre ambiti: il rientro e la gestione delle salme, l’analisi dei supporti informatici raccolti e la ricostruzione tecnica della immersione nella grotta dell’atollo di Vaavu. Nel corso delle ultime immersioni, i sommozzatori hanno riportato in superficie l’intera attrezzatura dei sub; parallelamente la squadra mobile di Genova ha proceduto al sequestro di telefonini, computer, chiavette e un hard disk che ora verranno valutati dagli investigatori.

Rientro delle salme e accertamenti sanitari

Il programma per il rimpatrio prevede che le quattro salme ancora in loco raggiungano l’Italia a Malpensa nella mattinata di sabato 23 maggio, mentre il corpo di Gianluca Benedetti è già arrivato e sarà sottoposto all’autopsia lunedì all’ospedale di Gallarate. I magistrati di Busto Arsizio, su delega, stanno valutando la possibilità di trasferire direttamente a Pavia gli altri quattro corpi per l’esecuzione delle autopsie, operazione ritenuta cruciale per accertare causa e dinamica della morte. Le ispezioni post mortem saranno integrate da esami tossicologici e consulenze di medicina subacquea per delineare eventuali responsabilità tecniche o organizzative.

Modalità operative e competenze coinvolte

Per i rilievi autoptici sono stati indicati esperti con competenze specifiche: medico legale, tossicologo e specialisti in medicina subacquea. L’obiettivo è ottenere riscontri su segni compatibili con l’annegamento, alterazioni da decompressione o altre cause che possano emergere dall’analisi delle vie respiratorie e dei dispositivi di somministrazione d’aria. I risultati delle autopsie saranno fondamentali per orientare eventuali ipotesi di reato e per integrare i dati estratti dai materiali sequestrati.

Sequestro dei dispositivi e svolta investigativa

La svolta nelle indagini è arrivata con la consegna in Questura a Genova da parte del professor Stefano Vanin, presente sulla nave Duke of York, di tutti i dispositivi elettronici appartenuti ai sub: telefonini, computer, chiavette e un hard disk. Sulla base della documentazione consegnata, la Squadra mobile ha aperto un fascicolo “tecnico” per convalidare il sequestro; successivamente il materiale sarà inviato alla Procura di Roma, dove è attiva l’inchiesta per omicidio colposo. L’analisi forense dei dispositivi è considerata centrale per ricostruire gli ultimi messaggi, la pianificazione dell’immersione e eventuali comunicazioni tra i partecipanti.

Quali informazioni cercano gli investigatori

Gli specialisti cercheranno negli smartphone e nei computer tracce che possano chiarire l’organizzazione dell’escursione, eventuali avvisi meteorologici, permessi, mappe, fotografie o dati di immersione registrati da strumenti digitali. L’analisi potrà anche evidenziare l’uso di apparecchiature di supporto, cambi di programma o l’esistenza di messaggi che attestino problemi tecnici o segnali di allarme durante l’immersione. Ogni elemento estratto sarà confrontato con i rilievi tecnici e le autopsie per comporre un quadro più completo.

Ricostruzione tecnica della tragedia

Le ricostruzioni tecniche preliminari, supportate dalle operazioni dei sommozzatori e dall’organizzazione Dan Europe, indicano che il gruppo potrebbe essersi perso nei cunicoli di una grotta collegata al mare dell’atollo di Vaavu. Secondo queste prime ipotesi, i sub avrebbero attraversato una prima camera e imboccato un corridoio stretto che presenta un tratto di collegamento di circa 30 metri; da lì sarebbero entrati in una seconda camera, dove la visibilità e la conformazione avrebbero causato confusione. La mancanza di aria nelle bombole da 12 litri, con autonomia stimata di 10-12 minuti a quelle profondità, è citata come possibile fattore determinante.

Un elemento ricorrente nelle testimonianze tecniche è l’effetto silt out, fenomeno che si verifica quando particelle di sabbia o fango sospese riducono drasticamente la visibilità e compromettono l’orientamento. In condizioni di scarsa visibilità un ingresso di uscita può diventare indistinguibile e indurre i sub ad imboccare passaggi che si rivelano senza uscita. Il quadro definitivo emergerà solo con l’incrocio dei referti autoptici, delle analisi forensi dei dispositivi e delle mappe dettagliate ricavate dalle immersioni di ricognizione.

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