Il 10 ottobre le strade di diverse città italiane sono state teatro di una serie di manifestazioni a sostegno della Palestina. Da Torino a Roma, passando per Napoli, migliaia di persone hanno espresso la propria solidarietà con la popolazione di Gaza, chiedendo la fine di quello che definiscono un “genocidio” e la fine delle politiche di occupazione.
Torino, i fantocci di Trump e Netanyahu incendiati
Nel cuore di Torino, precisamente nella storica piazza Vittorio Veneto, i manifestanti hanno disposto i loro corpi in un cerchio intorno a due grandi fantocci di cartone raffiguranti Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Prima di accendere il fuoco, i partecipanti hanno lanciato pomodori marci contro le statue, colpendole con calci e pugni per poi bruciarle al suolo.
Le parole urlate dal microfono
Dal microfono si è levato lo slogan: “Questa piazza vuole la Palestina libera dal sionismo, l’Italia libera dal fascismo, il mondo dal capitalismo. Questi sono due criminali di guerra e, nonostante i mandati di arresto, nessuno li processa. Allora li processiamo noi, come nessuno ha il coraggio di fare”. Il grido collettivo “Brucialo, brucialo” ha accompagnato il gesto finale, trasformando la piazza in un simbolico processo popolare.
Altri corti in Italia: Roma, Napoli e la presenza di Greta Thunberg
A Roma, il corteo è partito dal Colosseo per raggiungere piazzale Aldo Moro, davanti all’Università La Sapienza. Gli organizzatori hanno sottolineato che più di quaranta piazze italiane hanno ospitato iniziative simili, con l’obiettivo di riaccendere i riflettori su Gaza. Tra i partecipanti, lo Studente palestinese Maya Issa ha ricordato la necessità di sanzionare Israele come è stato fatto con la Russia.
Il corteo romano sfoggiava striscioni con le scritte “La fine del genocidio è la fine del sionismo” e “7 ottobre giornata della Resistenza”; si sono notate anche alcune bandiere di Hezbollah. A Napoli, l’attivista svedese Greta Thunberg ha preso parte al corteo, percorrendo la zona intorno alla stazione ferroviaria e scambiando brevi parole con i manifestanti, confermando il legame tra causa ambientale e solidarietà internazionale.
Le tensioni con le forze dell’ordine a Torino
Il corteo torinese, previsto per partire da viale I Maggio alle 14.30, ha subito subito l’intervento della polizia quando il gruppo ha cercato di avvicinarsi a piazza Castello, luogo indicato dagli organizzatori come punto di aggregazione. Gli scontri, caratterizzati da spinte, pugni e calci, hanno visto la polizia respingere la folla, permettendo infine l’ingresso di quasi un migliaio di manifestanti sotto i portici vicino al Teatro Regio.
Le autorità hanno poi richiesto ai promotori di rimanere nella zona designata dalla Questura, ma gli organizzatori hanno spinto per una conclusione più simbolica nella storica piazza Castello, considerata la “vetrina ipocrita” della città. Nonostante le tensioni, la manifestazione si è conclusa senza ulteriori incidenti, ma è rimasta segnata dal forte contrasto tra gli esigenti manifestanti e la gestione della sicurezza pubblica.
Le manifestazioni di ottobre hanno mostrato una crescente capacità di coordinamento tra movimenti studenteschi, sindacati e partiti, con la partecipazione di più di sessanta realtà a Torino e decine di altre a livello nazionale. La decisione di bruciare i fantocci di Trump e Netanyahu è stata interpretata come un gesto di giustizia popolare volto a colmare un vuoto giudiziario percepito dal pubblico. Allo stesso tempo, le tensioni con la polizia hanno evidenziato le difficoltà di gestire raduni così numerosi in spazi urbani ristretti.



