Negli archivi della Valle di Susa è riaffiorata una testimonianza personale che illumina il vissuto di una generazione di alpini. Il documento appartiene a Vincenzo “Censo” Sibille, nato nel 1913e registra impressioni e sensazioni legate alla partenza dalla stazione di Susa e all’esperienza militare nella Campagna d’Africa Orientale tra 1935-1936. Questo diario non si limita a descrivere azioni belliche: è soprattutto un resoconto dell’interiorità di chi ha affrontato il distacco dalla propria terra e la dura quotidianità lontano dalle montagne natìe.
Il testo si colloca a distanza di circa 90 anni dagli eventi narrati e, per questo, assume valore sia documentario sia umano. Nel diario emergono motivi ricorrenti come la nostalgia per la Valle, la lingua condivisa tra commilitoni e una percezione critica degli scontri sul terreno. L’opera si presta a una lettura che privilegia la memoria individuale rispetto a un racconto eroico della guerra, e invita a interrogarsi sul significato della testimonianza personale nei racconti collettivi del passato.
Il contenuto del diario e la partenza dalla stazione di Susa
Le pagine manoscritte raccontano la fase iniziale del viaggio, quando i soldati lasciarono la loro regione in direzione di un teatro di operazioni lontano. La partenza dalla stazione di Susa è descritta con particolare intensità emotiva: ragazzi che salutano famiglie e paesaggi, il rumore dei binari e la promessa di ritorni incerti. Nel diario si coglie l’uso del piemontese tra i commilitoni e la conservazione di abitudini alpine anche a migliaia di chilometri di distanza. Questo dettaglio linguistico sottolinea come l’appartenenza territoriale sia rimasta viva nonostante il contesto ostile.
La vita quotidiana e il sentimento degli alpini
All’interno delle memorie di Vincenzo “Censo” Sibille affiorano descrizioni della routine militare e della convivenza tra soldati della 5ª Divisione Alpina Pusteria. Il diario non glorifica gli scontri, ma documenta la fatica, la paura e la solidarietà tra compagni. Emergono anche osservazioni sulla popolazione locale, presentata come detentrice di una storia millenaria che i militari si trovarono ad affrontare in condizioni spesso difficili e impari. Queste pagine sono preziose per comprendere le relazioni umane in tempo di guerra e il modo in cui la lontananza alimentava il desiderio delle montagne d’origine.
Il valore storico e le fonti istituzionali collegate
Il diario assume valore di testimonianza documentaria a sostegno delle ricerche sulla partecipazione degli alpini alla Campagna d’Africa Orientale nel periodo 1935-1936. Per contestualizzare le operazioni e le unità coinvolte è possibile fare riferimento agli archivi del Ministero della Difesa e alle informazioni storiche diffuse dall’Associazione Nazionale Alpini. La presenza di riferimenti istituzionali permette di collegare le memorie individuali a una ricostruzione più ampia delle attività della 5ª Divisione Alpina Pusteria e del contesto militare dell’epoca.
Conservare e rendere accessibili documenti come quello di Sibille contribuisce a mantenere viva la memoria storica della comunità locale e a offrire un punto di vista alternativo alle descrizioni ufficiali degli eventi. A distanza di circa 90 anniquel fascio di carte ricorda non solo chi ha combattuto, ma anche coloro che non sono tornati; rappresenta un ponte tra la dimensione privata del ricordo e il racconto pubblico della storia.
Chi desidera approfondire il quadro storico degli alpini può consultare le risorse dedicate agli ordini di battaglia e alle campagne, così da mettere in relazione il diario personale con i dati ufficiali. Il ritrovamento di questa testimonianza nella Valle di Susa rilancia l’importanza dell’archiviazione dei materiali privati e della loro analisi critica per ricostruire tempi, emozioni e scelte di una generazione che visse esperienze estreme lontano dalle proprie montagne.



