All’inizio dell’estate 2026 la situazione idrica del Piemonte dà i primi segnali di peggioramento: i principali indicatori rilevati dall’ente regionale mostrano un calo delle precipitazioni, una diminuzione delle riserve nevose e portate fluviali ben al di sotto della norma. Dopo due anni con condizioni relativamente favorevoli, il quadro torna a richiedere attenzione.
Precipitazioni e anomalie pluviometriche in maggio
Nel mese di Maggio 2026 la regione ha registrato in media circa 70 millimetri di pioggia, valore che corrisponde a uno scarto negativo del 44% rispetto alla climatologia di riferimento (1991-2026) sul bacino del Po. Il deficit ha interessato l’intero territorio, risultando più pronunciato nelle aree settentrionali e orientalidove gli scarti negativi hanno raggiunto il 50%. Considerando l’arco dell’anno idrologico, il cumulato presenta una carenza del 23%mentre dall’inizio dell’anno solare il deficit è intorno al 6%. Questi numeri si riflettono negli indici di siccità: gli indicatori SPI e SPEI a breve termine mostrano condizioni da lieve a moderata siccità.
Impatto degli andamenti mensili
Le scarse precipitazioni di marzo e maggio hanno avuto un ruolo determinante: alle scale temporali di 1 e 3 mesi gli indici idrologici evidenziano anomalie negative, mentre a 6 e 12 mesi permangono in larga parte condizioni di normalità con alcune aree locali più secche. Questo andamento suggerisce che, pur non essendo ancora emersa una crisi estesa come quella del 2026, esistono segnali che richiedono monitoraggio continuo.
Caldo e record di temperatura
L’aspetto termico ha amplificato lo stress idrico. Maggio è risultato il settimo maggio più caldo degli ultimi settant’anni in Piemonte, con un’anomalia media di circa 1,1 gradi rispetto alla climatologia di riferimento. Nell’ultima decade del mese la rete meteorologica regionale ha registrato nuovi record di temperatura massima in 57 stazionisegno di una spinta termica che aumenta l’evapotraspirazione e accelera il consumo delle risorse idriche.
Neve, invasi e capacità di stoccaggio
Le riserve d’acqua accumulate sotto forma di neve, insieme ai volumi negli invasi artificiali e al livello del Lago Maggiorerisultano inferiori alla norma del periodo di circa il 31%. La riduzione del manto nevoso soprattutto nelle aree occidentali e settentrionali diminuisce l’apporto estivo dei corsi d’acqua, poiché la neve funge da “serbatoio naturale” che rilascia acqua con lo scioglimento.
Deficit di portata nei principali corsi d’acqua
I segnali di sofferenza sono visibili nei fiumi: il Sesia a Palestro ha registrato a maggio una portata media inferiore del 67% rispetto alla media storica. Scarti intorno al 50% sono stati rilevati sul Tanaro (a Farigliano e Montecastello), sul Varaita e sul Toce. All’idrometro di Isola Sant’Antonioche chiude il bacino piemontese del Po, la portata media del mese è stata di 423 metri cubi al secondocirca il 46% in meno rispetto al valore medio mensile storico.
Conseguenze per risorse superficiali e sotterranee
Oltre alle portate superficiali, anche le acque sotterranee manifestano segnali di preoccupazione: i dati mostrano che la soggiacenza della falda superficiale è in molte aree più bassa rispetto alla media e talvolta supera il 75° percentileindicazione che il livello della falda è ridotto rispetto alla variabilità storica. Sebbene si tratti di situazioni ancora localizzate, questi indicatori possono anticipare problemi più diffusi se le condizioni meteorologiche estive confermeranno il trend arido.
In sintesi, la combinazione tra precipitazioni inferiori alla normaminore accumulo nevosotemperature più elevate e deflussi fluviali ridotti delinea uno scenario che richiede osservazione costante durante l’estate. Molto dipenderà dall’evoluzione meteorologica dei prossimi mesi e dalla capacità delle precipitazioni future di colmare almeno in parte i deficit accumulati.


