Il prossimo sabato pomeriggio Torino diventerà nuovamente il palcoscenico di una grande dimostrazione contro il riarmo e la riconversione bellica di strutture pubbliche. L’evento, programmato per le ore 15:00 in piazza Castello, è organizzato dal centro sociale Askatasuna e si aggiunge alle proteste già viste nelle ultime settimane, tra cui gli scontri scoppiati durante il corteo contro il carovita.
Il raduno è stato anticipato da una serie di azioni preliminari: ieri, il 22 ottobre, universitari e studenti hanno tenuto due assemblee – una a Palazzo Nuovo e una al campus Einaudi – per definire le linee di intervento. Il Movimento 17 ottobre, emerso sulla scia di quelle mobilitazioni, ha lanciato l’appello a una serie di manifestazioni settimanali fino alla caduta del governo, promettendo una presenza costante sui social e nei quartieri più sensibili della città.
Il corteo del 24 ottobre: data, orari e percorsi previsti
Secondo le indicazioni diffuse su piattaforme digitali, i partecipanti si troveranno alle 14:00 in piazza Arbarello per formare un pre-concentramento. Da lì la marcia si snoderà verso piazza Castello, dove alle 15:00 avrà luogo il corteo vero e proprio. Il percorso non è stato ancora formalmente comunicato alle autorità di pubblica sicurezza, ma è noto che i manifestanti intendono dirigersi anche verso le sedi di Leonardo, il quartier generale della Confindustria e gli uffici comunali, con l’obiettivo di denunciare la recente intesa tra l’Università di Torino e la Confindustria per la riconversione bellica.
Le forze dell’ordine e le misure di sicurezza
Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha convocato una riunione nella prefettura per definire le strategie operative. Nonostante la mancanza di un percorso ufficiale presentato alla questura, le autorità hanno predisposto un’ampia presenza di agenti, tra cui unità cinofile e squadre anti-disturbo, per contenere eventuali infiltrazioni di gruppi più radicali. Il piano di sicurezza prevede anche il dispiegamento di dispositivi di protezione civile, come idranti di emergenza, e l’attivazione di controlli di identità nei punti di accesso al centro storico.
Nel corso delle proteste dei giorni scorsi, tre adolescenti (15-17 anni) sono stati fermati prima di poter realizzare dei molotov. Dopo il processo, sono stati affidati a comunità di esercizio, dichiarando pentimento per l’intenzione di lanciare bottiglie incendiarie contro le forze dell’ordine. Le autorità hanno quindi sottolineato la necessità di monitorare eventuali nuovi tentativi di violenza, soprattutto alla luce delle recenti infiltrazioni di giovani incappucciati nella zona di via Po e piazza Castello.
Le pretese degli studenti e dei collettivi universitari
Gli studenti delle scuole superiori, organizzati da una rete di occupazioni che ha coinvolto istituti come Cottini e Volta, si sono radunati in piazza Arbarello per lanciare un messaggio chiaro: «Scuole migliori, meno armi». Il loro programma include la cancellazione dell’accordo tra l’Università di Torino e la Confindustria, definito un’estensione dell’industria bellica nel territorio accademico. Il Collettivo universitario autonomo (Cua) denuncia che l’accordo rende l’ateneo una “vetrina” per la produzione di tecnologie militari, sottraendo fondi alla ricerca civile e al welfare studentesco.
Parallelamente, il Movimento 17 ottobre ha definito il proprio obiettivo come una protesta “finché non cade Meloni”, indicando una contestazione più ampia al governo nazionale. Il loro discorso si concentra su temi come la precarietà giovanile, la crisi economica e la necessità di deviare le risorse dal riarmo verso politiche pubbliche più inclusive.
Accordo università-Confindustria: il punto di rottura
L’accordo firmato tra l’Università di Torino e Confindustria prevede la trasformazione di alcuni laboratori universitari in centri di produzione per la difesa. Gli attivisti lo definiscono una “riconversione bellica” che compromette l’autonomia accademica e mette a rischio la sicurezza degli studenti. La protesta di sabato vuole quindi mettere pressione sulle istituzioni per annullare il patto, ridirezionando i finanziamenti verso infrastrutture scolastiche e progetti di ricerca non militari.
La manifestazione di sabato si profila come una delle più complesse e affollate degli ultimi mesi a Torino. Con la partecipazione di giovani, collettivi universitari, movimenti emergenti e la presenza rafforzata delle forze dell’ordine, il clima è carico di tensione. Le autorità hanno dichiarato che saranno pronte a intervenire in caso di violenze, ma gli organizzatori puntano a una manifestazione pacifica, concentrata sui loro richiami: scuole più sicure, meno armi e una rinuncia alla collaborazione con il settore bellico.



