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Perché la Compagnia di San Paolo sostiene l’operazione di Intesa su Mps e cosa potrebbe cambiare

La Compagnia di San Paolo, guidata da Marco Gilli, appoggia l'operazione di Intesa su Mps per il valore agli azionisti e per il rafforzamento del sistema italiano; il presidente non esclude riflessioni su partecipazioni come quella in Generali e richiama il rispetto del protocollo ACRI-MEF

Perché la Compagnia di San Paolo sostiene l’operazione di Intesa su Mps e cosa potrebbe cambiare

Il 11-06-2026 la Compagnia di San Paolorappresentata dal presidente Marco Gilliha reso nota la propria posizione sull’operazione di mercato che vede Intesa Sanpaolo lanciare un’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su Mps. In un’intervista il presidente ha spiegato i motivi che portano la fondazione a sostenere l’operazione, evidenziando aspetti di interesse pubblico e riflessioni sul portafoglio istituzionale della fondazione.

La dichiarazione di appoggio della fondazione è motivata, secondo Gilli, dal valore generato per gli azionisti e dall’impatto sul sistema finanziario nazionale. Il commento è inserito in un quadro più ampio in cui la fondazione si definisce un azionista istituzionale orientato alla stabilità e al lungo periodo: queste linee guida guidano le considerazioni sull’operazione e la valutazione delle conseguenze industriali e sociali.

Motivazioni economiche e benefici indicati da Marco Gilli

Secondo il presidente, l’operazione crea valore sia per gli azionisti sia per il Paese, perché contribuisce a rafforzare il posizionamento dell’Italia nel sistema bancario europeo. Gilli sottolinea due vantaggi concreti: una maggiore tutela del risparmio degli italiani e la generazione di valore industriale duraturo con ricadute sull’economia reale. Questa lettura pone l’intervento non solo come un’operazione finanziaria, ma come un elemento strutturale di politica economica interna.

Dimensione e strategia del sistema bancario

Il presidente ha inoltre osservato che oggi la dimensione conta molto più di primasuggerendo che la maggiore scala può offrire livelli superiori di solidità e competitività internazionale. Da questa prospettiva, l’Opas viene vista come una mossa che può consolidare la capacità della banca risultante di operare efficacemente in Europa e di sostenere il credito all’economia reale.

Posizione azionaria della Compagnia di San Paolo e vincoli regolamentari

La fondazione torinese è il primo azionista di Intesa Sanpaolo con una partecipazione pari al 6,6% del capitale. Gilli ha spiegato che, qualora l’operazione si concretizzasse, quella quota si diluirebbe al 5,1%ma la Compagnia rimarrebbe comunque il primo azionista. In questo contesto la fondazione rimarca di rispettare regole e limiti vigenti: Oggi il protocollo ACRI-MEF stabilisce regole precise e noi le rispettiamo integralmenteha affermato.

Riguardo alla possibile evoluzione del quadro normativo o delle condizioni di mercato, Gilli non ha escluso che possa esserci spazio per ulteriori riflessioni: “Non escludo una riflessione, ma non posso esprimermi su singole ipotesi di investimento“, ha dichiarato parlando della possibile revisione delle scelte patrimoniali. Inoltre ha ricordato che, nel caso della Compagnia, meno della metà del patrimonio è investita in Intesa Sanpaolo e che il portafoglio è molto diversificato.

Riferimento al rapporto con Generali

Sulla posizione azionaria della fondazione in altre società, Gilli ha precisato che la partecipazione in Generali è molto limitata, pari allo 0,1%. Alla domanda se potesse essere valutato un aumento di questa quota ha risposto: “Siete presenti in Generali con una quota molto piccola, dello 0,1%. Non escludo una riflessione, ma non posso esprimermi su singole ipotesi di investimento“. Questa risposta evidenzia l’approccio prudente della Compagnia verso movimentazioni azionarie di rilievo.

Il ruolo delle fondazioni e la possibile evoluzione delle regole

Interpellato sul ruolo delle fondazioni in operazioni di mercato e sui limiti imposti dal protocollo ACRI-MEF, Gilli ha osservato che il protocollo attuale contiene norme chiare e vincolanti che la Compagnia dichiara di osservare. Tuttavia ha anche lasciato aperta la porta a un ripensamento qualora il contesto dovesse cambiare, sostenendo che “credo che una riflessione potrebbe essere utile” in particolare per le fondazioni con una solida posizione patrimoniale.

Le parole del presidente ribadiscono il duplice ruolo delle fondazioni: da un lato soggetti che applicano criteri di governance e rispetto delle regole, dall’altro attori potenzialmente influenti nella definizione dell’assetto proprietario delle grandi istituzioni finanziarie italiane. In questo caso la posizione pubblica della Compagnia di San Paolo mira a chiarire intenti e limiti nell’ambito dell’Opas su Mps.

Nel complesso, l’intervento della Compagnia porta avanti una visione che coniuga stabilità finanziariatutela del risparmio e interesse nazionale, senza rinunciare a un approccio prudente e rispettoso delle norme che regolano le partecipazioni delle fondazioni.

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