Il Piemonte sta vivendo un’estate di emergenze climatiche. Tra incendi boschivi e una crisi idrica senza precedenti, la regione è sotto pressione. Le alte temperature e la scarsità di piogge stanno mettendo a dura prova gli ecosistemi e le comunità locali.
La situazione è critica, con oltre 80 incendi registrati in un solo mese. La combinazione di temporali secchi con fulmini ma senza pioggia, e la vegetazione secca ha creato le condizioni perfette per la propagazione delle fiamme. Ma non è solo il fuoco a preoccupare: la crisi idrica sta peggiorando giorno dopo giorno.
La dichiarazione di emergenza e le misure adottate
Il 3 agosto 2026, la Regione Piemonte ha dichiarato lo stato di emergenza di rilievo regionale per far fronte alla grave crisi idrica e agli Incendi boschivi. Questa decisione ha permesso di attivare misure straordinarie di Protezione civile e procedure più rapide per sostenere i territori colpiti.
Le scorte idriche superficiali disponibili sono inferiori del 37% rispetto alla media del periodo, con il fiume Po che ha registrato una portata media di 62 metri cubi al secondo, un deficit del 75% rispetto ai valori storici. La situazione è così grave che oltre 70 Comuni e frazioni sono stati riforniti attraverso autobotti, mentre 106 Comuni hanno emanato ordinanze per limitare l’utilizzo dell’acqua potabile.
Le cause della crisi idrica
Le cause della crisi idrica sono molteplici. Le precipitazioni di giugno sono risultate inferiori del 36% rispetto alla media storica, e anche la prima parte di luglio ha fatto registrare un deficit di pioggia di circa il 50%. Secondo ARPA Piemonte, la situazione è aggravata dall’abbandono della semina in sommersione in risicoltura, che contribuisce ad aumentare l’idroesigenza estiva della coltura del riso.
Emanuela Sarzotti, direttrice dell’Ente-Parco, ha dichiarato che “l’abbandono della semina in sommersione contribuisce ad aumentare l’idroesigenza estiva della coltura del riso che, andandosi a sommare a quella della coltura del mais, determina una richiesta di acqua per l’irrigazione molto elevata e concentrata nei mesi estivi.”
Il ruolo degli ecosistemi fluviali e delle zone umide
Gli ecosistemi fluviali e le zone umide, come lanche, boschi ripariali, stagni e paludi, svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del ciclo dell’acqua. Questi ambienti contribuiscono a trattenere umidità, rallentare il deflusso delle acque, favorire la ricarica delle falde e mitigare gli effetti degli eventi climatici estremi.
La situazione attuale richiama l’attenzione sulla necessità di misure strutturali di adattamento al cambiamento climatico per un utilizzo responsabile della risorsa idrica e sull’importanza della conservazione e del ripristino degli ecosistemi fluviali. Investire nella tutela di fiumi e zone umide significa rafforzare la capacità del territorio di adattarsi ai cambiamenti climatici, garantendo benefici concreti per la natura, per l’agricoltura e per le comunità che vivono lungo il Po.
Il rischio di incendi e le prospettive future
La mancanza di pioggia e le temperature elevate rendono la vegetazione più secca e facilmente infiammabile. Il caldo non provoca direttamente gli incendi, ma crea condizioni favorevoli alla loro propagazione. Secondo ARPA Piemonte, nei primi giorni di luglio erano già stati interessati dalle fiamme circa 993 ettari di territorio, comprese alcune aree protette.
Le prospettive future dipenderanno principalmente dalle precipitazioni e dalla durata delle temperature elevate. In assenza di piogge abbondanti e diffuse, potrebbero aumentare le ordinanze comunali per limitare gli usi non essenziali, i tagli ai prelievi destinati all’irrigazione, il ricorso alle autobotti nei piccoli acquedotti e il rischio di incendi boschivi.



