Il nuovo documentario Anguane, le voci dell’acqua, diretto da Giovanni Pellegrini, propone una lettura poetica e al contempo critica delle acque venete. Attraverso il percorso di una performer, il film intreccia racconto leggendario, ricerca sonora e osservazione scientifica per restituire al pubblico un ritratto complesso del rapporto tra uomo e ambiente.
Un fiume immaginario tra mito e paesaggio
La narrazione segue un corso d’acqua ideale che parte dalle Dolomiti e arriva fino alla laguna di Venezia, attraversando territori segnati da fiumi come il Piave, l’ Adige, il Brenta e il Sile. Protagonista del viaggio è la cantante e attrice Maria Roveran, che esplora i luoghi in cerca della voce delle Anguane, figure del folklore locale legate ai corsi d’acqua. Nel film queste creature diventano un punto di osservazione per interrogare la memoria del paesaggio e la nostra responsabilità ambientale.
Le Anguane come metafora
Secondo il racconto che anima il documentario, le Anguane vivono in grotte e torrenti, possiedono tratti mutanti e talvolta scatenano tempeste. Pellegrini afferma che «le Anguane, da figure del mito, diventano una metafora del nostro rapporto con la natura» e che «Il mito non è soltanto un elemento del passato, ma una materia viva». Queste frasi guidano il lavoro poetico del film, che non si limita a documentare ma cerca di riattivare memorie collettive.
Un approccio tra arte, scienza e attivismo
Anguane intreccia il percorso artistico di Maria Roveran con il contributo di biologi, speleologi e attivisti che mettono in evidenza la fragilità degli ecosistemi acquatici. Il film mostra come l’arte possa dialogare con la ricerca scientifica: i rumori della natura vengono raccolti, manipolati e trasformati in musica per costruire una colonna sonora che è anche strumento di ascolto e denuncia.
Collaborazioni e intenti
La produzione è affidata a Ginko Film, con il montaggio di Chiara Andrich e le musiche originali di Joe Schievano. Il progetto ha ricevuto il sostegno della Veneto Film Commission, del NICHE-Centre for Environmental Humanities dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e di Banca della Marca, oltre ai patrocini di Legambiente e del Club Alpino Italiano. Questa rete di partner riflette l’intento del film di muoversi tra linguaggi diversi e di offrire strumenti di conoscenza oltre la pura estetica.
Anteprima e dettagli della proiezione
Il documentario verrà presentato in prima nazionale all’interno della sezione Made in Italy della 29ª edizione del Festival CinemAmbiente, rassegna promossa dal Museo Nazionale del Cinema. La proiezione è programmata per sabato 6 giugno alle 19.45 al Cinema Massimo di Torino, alla presenza del regista. Il film ha una durata di 70’ e chiude, nelle intenzioni dell’autore, una trilogia dedicata alle acque del Veneto insieme a La città delle sirene e Lagunaria.
Cosa aspettarsi dallo schermo
Spettatori possono attendersi un’opera che mescola immagini di paesaggio, riprese subacquee e performances vocali: l’obiettivo non è solo informare ma anche emozionare, stimolando riflessioni sul consumo di suolo, sull’inquinamento e sulla perdita di biodiversità che interessano il Veneto. L’approccio visivo e sonoro vuole favorire una riappropriazione sensoriale dei luoghi, riattivando leggende e conoscenze locali.
In conclusione, Anguane, le voci dell’acqua si presenta come un progetto che coniuga ricerca artistica e impegno civico: un invito a riscoprire paesaggi d’acqua attraverso la musica, il mito e il confronto con chi studia e tutela gli ecosistemi.


