Il passaggio tradizionalmente immaginato tra Claviere e Cesana Torinese viene messo in discussione da una rivisitazione topografica del settore del Monginevro. L’ipotesi riporta l’attenzione sulla piana di Coche, un corridoio prativo che, per morfologia e posizione, si presta a essere la via più agevole e riparata per oltrepassare il valico alpino, evitando le ripide Gole di San Gervasio.
Lo studio indaga i relitti di viabilità storica e confronta dati cartografici e resoconti relativi al territorio: l’obiettivo è ricostruire quale fosse il tracciato praticabile per traffici con carichi someggiati e manovre militari, tenendo conto delle condizioni del terreno e delle infrastrutture realizzate in epoche successive.
La direttrice storica via Colle obliquando e il percorso verso Rio Gimont
La direttrice alternativa, riconoscibile già nelle carte sabaude del 1765 e del 1796, scavalca l’ostacolo naturale aggirando le gole: dal colle obliquando verso la Piccola Dora si procedeva a monte del paese di Claviere fino al Rio Gimont, quindi si imboccava il corridoio prativo della piana di Coche per scendere verso Cesana dalla Livernéë. Questo tracciato evita i pendii dello Chaberton, area dove la strada napoleonica fu costruita solo tra il 1802 e il 1804, quindi posteriore alle esigenze viarie dei secoli precedenti.
La piana in questione è un ripiano naturale lungo circa un chilometro e copre circa dieci ettari a oltre 1900 metri di quota, protetto dalla Rocca Clari. La sua estensione e la protezione naturale la rendono idonea a funzioni logistiche e militari, elemento che emerge anche dalle testimonianze di utilizzo in esercitazioni belliche.
Uso militare documentato e implicazioni
La piana di Coche risulta attestata per manovre militari nei documenti del 1708 e del 1793, circostanze che confermano la praticabilità del sito come spazio di concentrazione e movimento di truppe. Questo dato rafforza l’idea che, prima della costruzione della strada napoleonica, esistessero soluzioni alternative e consolidate per superare il valico senza transitare per le gole.
Annibale e il nodo delle grandi traversate alpine
Il rinnovato esame della viabilità locale si colloca anche nel più ampio dibattito sulla traversata alpina compiuta da Annibale nel 218 a.C.. La questione di quale valico il condottiero abbia effettivamente seguito è antica e complessa: le fonti classiche offrono resoconti differenti, e la ricostruzione moderna incrocia topografia e cronache per valutare le possibili direttrici.
L’analisi delle direttrici che portano dalla Durance verso la piana dei Taurini inserisce la piana di Coche nel novero delle ipotesi praticabili, soprattutto se si considera l’accessibilità per carichi e colonne in un tratto protetto dalla morfologia del terreno. Studi simili sulle Alpi occidentali hanno sollevato dubbi analoghi su passaggi alternativi, come quello di Giaveno o altri valichi nei dintorni, mostrando quanto la questione sia ancora aperta e sensibile alle ricadute topografiche e cartografiche.
Fonti cartografiche e ricerca locale
Le carte sabaude del 1765 e del 1796 forniscono una traccia documentale fondamentale per seguire la continuità d’uso del tracciato che aggira le gole. L’interpretazione di questi documenti, unita ai rilievi sul campo, consente di ricostruire un percorso coerente con le esigenze del trasporto someggiato e delle manovre militari antecedenti alle opere napoleoniche.
La ricerca è ora disponibile attraverso l’associazione culturale valsusina Segusium, con sede a Susa, fondata nel 1963 per promuovere studi e ricerche storiche locali. L’associazione rappresenta un punto di riferimento per chi voglia approfondire le fonti e i rilievi relativi al Monginevro e alle sue vie storiche.
Nel complesso, il riesame topografico propone una rilettura del rapporto tra territorio e viabilità alpina: la piana di Coche emerge come una soluzione logistica concreta e documentata, capace di spiegare usi militari storici e di contribuire al dibattito sulle grandi traversate, incluse quelle attribuite ad Annibale.



