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Fegato nuovo per Eirini: la corsa contro il tempo tra Grecia e Italia

Una studentessa greca, colpita da una grave forma di Wilson, è tornata in vita grazie a un trapianto di fegato effettuato in tempo record a Torino.

Fegato nuovo per Eirini: la corsa contro il tempo tra Grecia e Italia

Una giovane di origine greca, Eirini, 28 anni, frequentava l’università nei Paesi Bassi quando un’improvvisa insufficienza epatica, legata al morbo di Wilson l’ha costretta a tornare in Grecia. All’Hippokration General Hospital di Atene la sua condizione è rapidamente peggiorata, evolvendosi in una pericolosa insufficienza multiorgano.

Il trapianto di fegato salvavita per Eirini a Torino

Una volta stabilita la gravità, il Centro Nazionale Trapianti di Roma diretto da Giuseppe Feltrin ha attivato il protocollo di cooperazione Italia-Grecia. Il professor Renato Romagnoli responsabile del Centro Trapianto Fegato dell’ospedale Molinette ha coordinato l’intera operazione, assistito dal Centro Regionale Trapianti del Piemonte guidato da Federico Genzano. Un aereo medicalizzato ha trasportato la paziente dall’aeroporto di Caselle a Torino in tempo record.

Le terapie di supporto pre-operatorie

All’arrivo, Eirini era incosciente, intubata e dipendente dalla ventilazione meccanica. La dott.ssa Silvia Martini direttrice della Terapia Intensiva Epatologica, l’ha inserita nella lista nazionale per un trapianto in superurgenza. Nella rianimazione del dipartimento di anestesia, sotto la guida di Maurizio Berardino si sono attivate le cure di supporto vitale. Parallelamente, la Banca del Sangue, diretta da Tiziana Francisci ha avviato una plasmaferesi urgente per ridurre la concentrazione di rame nel plasma, guadagnando ore preziose.

Logistica, donatore e intervento chirurgico

Dopo dodici ore dal suo ingresso alle Molinette, è stato identificato un fegato compatibile proveniente da un donatore deceduto in una regione vicina. L’intervento, che ha rappresentato il trapianto n. 4.470 della struttura torinese, è durato circa dieci ore. Durante l’operazione, i chirurghi hanno dovuto gestire la fragilità dei tessuti e l’instabilità emodinamica della paziente, ma il risultato è stato un trapianto riuscito e la rimozione della fonte dell’accumulo di rame.

Il percorso post-operatorio e il ritorno alla normalità

Il decorso successivo è stato complesso: per tre mesi Eirini è rimasta ricoverata, sottoposta a controlli multidisciplinari che hanno coinvolto epatologia, nefrologia, infettivologia e radiologia. Grazie al nuovo organo, il suo fegato è tornato a svolgere la funzione di metabolismo del rame correggendo il difetto alla base del morbo di Wilson. Al momento della dimissione, la giovane ha iniziato un percorso di riabilitazione psicofisica, con l’obiettivo di tornare presto in Grecia per riprendere gli studi.

Riflessioni sull’importanza della donazione e della rete internazionale

Il caso di Eirini dimostra quanto la donazione di organi sia fondamentale per salvare vite in situazioni di emergenza estrema. Senza il fegato donato, nessuna velocità chirurgica o logistica avrebbe potuto cambiare l’esito. La Rete Nazionale Trapianti ha mostrato la capacità di coordinare rapidamente le risorse tra diversi paesi, garantendo che un organo disponibile in Italia potesse salvare una giovane in Grecia. Le parole di gratitudine di Eirini, “mi hanno salvata nel mio ultimo giorno”, sottolineano il valore umano di quel gesto e la necessità di mantenere viva la cultura della donazione.

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