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Crux Digitalis: la croce di schermi nella cappella di Moncalieri

Una massa sacra si trasforma in cornice digitale: scopri l’opera di Max Magaldi che unisce fede e social media.

Crux Digitalis: la croce di schermi nella cappella di Moncalieri

Il martedì 27 ottobre la Cappella dei Padri Barnabiti del Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri ha ospitato una celebrazione liturgica fuori dagli schemi consueti. Davanti all’altare, una grande croce realizzata con centinaia di schermi ha catturato l’attenzione dei fedeli, proponendo una nuova lettura del sacro in chiave arte contemporanea e tecnologia.

Il rito è stato officiato dal padre barnabita Luca Spreafico, che ha introdotto l’opera intitolata Crux Digitalis, frutto della creatività dell’artista Max Magaldi. L’installazione, concepita per la XXII edizione di Paratissima, è stata prodotta da The Goodness Factory in collaborazione con ReApp, Simone Sensi, PRS Impresa Sociale, Techne Art Service e con il sostegno della Camera di commercio di Torino.

La messa e la presentazione di Crux Digitalis nella cappella dei Padri Barnabiti

Durante la celebrazione, i schermi hanno trasmesso in tempo reale contenuti provenienti da diversi social media, creando un velo digitale che avvolgeva l’ambiente sacro. L’effetto, visibile solo da un punto di osservazione preciso, richiama la scultura audiovisiva anamorfica ideata da Magaldi: la disposizione dei dispositivi forma una croce riconoscibile soltanto a chi si trova nella posizione corretta.

L’intervento del sacerdote ha evidenziato come la fusione tra fede e tecnologia possa stimolare una riflessione collettiva sul ruolo dei media nella vita spirituale. La presenza dei social feed ha trasformato il tradizionale rito in una sorta di rituale digitale, dove l’immagine personale diventa parte integrante del messaggio liturgico.

Un crocifisso di schermi: la concezione anamorfica

Il principio anamorfico prevede che la forma completa emergga solo da un punto di vista specifico. In questo caso, la croce digitale appare come tale solo a chi si colloca davanti all’altare, mentre da altre angolazioni i singoli schermi risultano un mosaico di immagini in continuo mutamento. Questo gioco di prospettiva suggerisce che la verità della fede possa dipendere dalla posizione di chi osserva, invitando a una cerca interiore più consapevole.

Riflessi di fede e tecnologia: il dibattito provocato dall’opera

Magaldi intende provocare una discussione su una società in cui le persone si considerano sempre più “santi di noi stessi”, ovvero protagonisti di un culto dell’autoecelebratione. L’opera trasforma il flusso continuo di dati digitali in una rappresentazione delle nuove ritualità individuali, evidenziando come il culto dell’immagine possa competere con i legami interpersonali tradizionali.

Il progetto richiama inoltre il dibattito sulla tutela della persona nell’era dell’intelligenza artificiale, facendo riferimento a Magnifica Humanitas, considerata la prima enciclica di Papa Leone XIV. Inserita in una celebrazione liturgica, l’installazione vuole coinvolgere la comunità cristiana in una riflessione su dignità, identità e relazioni umane di fronte alle trasformazioni tecnologiche.

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