La diffusione dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud ha trasformato la natura dei data center: non si misura più solo in superficie o in numero di server, ma in quanta potenza elettrica è necessaria, in come si gestisce il calore e in quali materiali e soluzioni impiantistiche vengono adottati. Questo cambiamento obbliga a valutare congiuntamente energia disponibilecapacità di raffreddamento e qualità dei sottoservizi.
Nell’industria degli impianti, aziende con esperienza plurisecolare partecipano alla trasformazione offrendo sistemi di raffreddamento, soluzioni prefabbricate e supporto integrato alla progettazione: il loro ruolo è pensare l’architettura impiantistica e non solo i singoli componenti. Il criterio di sicurezza diventa centrale quando il raffreddamento a liquido porta acqua in prossimità di apparati elettrici ad alta densità.
Domanda energetica, richieste di connessione e limiti della rete elettrica
L’Italia ha visto crescere enormemente le richieste di connessione per nuovi impianti, con valori che raggiungono decine di gigawatt. Tra la domanda e la realizzazione effettiva esiste però un divario operativo: bisogna verificare la fattibilità del progetto, la presenza di linee adeguate e i tempi necessari per ottenere i collegamenti in alta tensione. Pur essendo in corso potenziamenti sulle linee di trasmissione, la capacità di rete resta un collo di bottiglia se non è accompagnata da un incremento della produzione energetica nazionale.
Numeri e proiezioni della potenza installata
La potenza installata in Italia ha raggiunto livelli significativi: nel 2026 la capacità registrata era di circa 513 MW con previsioni che indicano un salita a 609 MW già nel 2026. Le richieste di connessione presentate dagli operatori sono salite da decine a decine di gigawatt in pochi anni, arrivando a valori nell’ordine di 69 GW alla fine del 2026. Le proiezioni di medio-lungo periodo stimano che entro il 2035 la capacità installata possa arrivare a circa 2,3 GW con un impatto crescente sui consumi elettrici nazionali.
Geografia degli insediamenti: Milano e i nuovi poli regionali
Milano rimane il principale hub nazionale per i data center, grazie alla concentrazione di connettività, aziende cloud e una filiera esperta. In termini di potenza installata e numero di impianti, l’area lombarda rappresenta una quota rilevante: molte strutture si concentrano nella città metropolitana. Tuttavia questa concentrazione non è infinita: ogni nuovo sito richiede significative risorse di potenza, raffreddamento, spazio e servizi.
Nuove aree emergenti
Per rispondere alla domanda si stanno aprendo altri poli regionali: città come Genova, Padova, Torino, Roma e alcune province del Nord-Est stanno acquisendo attenzione per la qualità dei sottoservizi e la posizione logistica. Accanto ai grandi campus degli hyperscaler, compaiono sempre più data center di dimensione media e piccola realizzati da imprese che considerano la capacità digitale come un asset strategico non solo come un costo operativo.
Raffreddamento, recupero termico e materiali impiantistici
La maggiore densità di calcolo favorisce il passaggio al raffreddamento a liquido che offre efficienza ma introduce nuovi vincoli progettuali. Le tubazioni, i giunti e i materiali scelti devono rispondere a esigenze di peso, corrosione, manutenzione e sicurezza elettrica; in alcuni casi si predilige l’uso di soluzioni prefabbricate per ridurre tempi di installazione e rischi in cantiere.
Recupero del calore e integrazione urbana
Il calore generato dai server non è necessariamente un rifiuto da disperdere: dove è presente una rete di teleriscaldamento è possibile recuperare parte dell’energia termica e immetterla nel circuito urbano. In alcuni progetti pilota si è riusciti a fornire temperatura utile a reti locali per abitazioni, evitando lo spreco di energia termica. Tuttavia il valore economico e ambientale di questi interventi dipende fortemente dal contesto: la presenza di reti esistenti facilita l’integrazione, mentre costruire nuovi collegamenti termici da zero cambia l’equazione economica.
In definitiva, lo sviluppo dei data center in Italia è guidato da tre fattori intrecciati: la disponibilità di energia la capacità di gestire il calore con tecniche moderne e la scelta dei luoghi che possano sostenere infrastrutture complesse. Solo i progetti che conciliano questi elementi con tempi di connessione realistici e sostenibilità economica potranno concretizzarsi, mentre altri resteranno studi di fattibilità o saranno ridimensionati.



