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Alloggi vuoti a Torino: perché la città non riesce a rispondere alla domanda di case accessibili

Torino si trova di fronte a una situazione paradossale: migliaia di alloggi vuoti mentre la domanda di case accessibili e ben localizzate cresce. Scopriamo insieme le cause e le possibili soluzioni.

Alloggi vuoti a Torino: perché la città non riesce a rispondere alla domanda di case accessibili

Torino si trova di fronte a una situazione paradossale: migliaia di alloggi vuoti mentre la domanda di case accessibili e ben localizzate cresce. Una contraddizione che coinvolge urbanisti, architetti, ricercatori e istituzioni, tutti impegnati a disegnare il futuro dell’abitare torinese. La candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033 aggiunge un ulteriore livello di complessità, ponendo la domanda cruciale: chi abiterà le case vuote?

La dispersione del patrimonio immobiliare, l’invecchiamento della popolazione, la pressione studentesca e la trasformazione dei quartieri richiedono una revisione profonda delle politiche abitative. Ma come si spiega questo paradosso immobiliare? E cosa si può fare per trasformare il vuoto in risorsa?

La crisi abitativa a Torino: numeri e sfide

Secondo i dati disponibili, a Torino ci sono circa 60.000 alloggi vuoti. Tuttavia, la maggior parte di questi non sono accessibili o ben localizzati, rendendo difficile rispondere alla crescente domanda di abitazioni. La città deve affrontare diverse sfide, tra cui la necessità di alloggi sostenibili e vicini ai servizi, la pressione degli studenti e la trasformazione dei quartieri.

La candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033 rappresenta un’opportunità per ripensare l’abitare urbano. Le istituzioni stanno esplorando diverse soluzioni, tra cui l’uso dell’intelligenza artificiale per pianificare e prevedere le trasformazioni urbane. Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga e richiede un impegno congiunto tra tutti gli attori coinvolti.

L’intervento dell’Unione Europea: l’Affordable Housing Act

L’Unione Europea ha introdotto l’Affordable Housing Act un regolamento che mira a contenere la crisi abitativa nelle città europee. Il provvedimento, presentato il 9 settembre 2026, stabilisce criteri comuni per limitare gli affitti brevi e il mercato delle seconde case nelle zone dove abitare è diventato troppo costoso.

Il cuore della proposta è l’articolo 6, che definisce tre requisiti per considerare una zona ‘sotto stress abitativo’. Tra questi, il prezzo medio delle case deve essere pari ad almeno otto volte il reddito disponibile della popolazione residente. Nelle aree che rispettano questi criteri, gli amministratori avranno la possibilità di limitare gli affitti brevi a uso turistico o di vietarli del tutto.

L’intervento dell’Unione Europea non si limita agli affitti brevi. Il regolamento prevede anche la possibilità di limitare l’acquisto di case che non siano l’abitazione principale o a disposizione di un inquilino sul lungo periodo. Questo rappresenta un passo significativo, poiché per la prima volta l’Ue interverrebbe direttamente sulle compravendite immobiliari.

Le reazioni degli operatori del settore

Contro l’intervento voluto da Bruxelles c’è stata una forte opposizione da parte degli operatori del settore extralberghiero, tra cui Booking e Airbnb. Questi ultimi sostengono che il limite agli affitti brevi non produrrà più abitazioni per le famiglie. Anche Confedilizia, la storica lobby dei proprietari di casa, si è opposta al provvedimento, sostenendo che la proprietà privata è sacra.

Tuttavia, gli esperti come Filippo Celata, geografo all’Università La Sapienza, ritengono che il piano Ue sia debole perché orientato da costruttori, operatori immobiliari e fondi. Celata ha mappato le aree di Roma, Milano e Napoli sottoposte a housing stress, dimostrando che oltre la metà delle case di Roma sono inaccessibili per il romano medio.

La situazione a Torino è diversa, con un rapporto prezzo/reddito inferiore alla soglia critica. Tuttavia, la città deve ancora affrontare la sfida di trasformare gli alloggi vuoti in risorse accessibili per tutti.

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