Venerdì 30 ottobre l’Unione Sindacale di Base (Usb) ha indetto un sciopero generale che interesserà lavoratori del settore pubblico e privato. L’iniziativa nasce dalla crescente insoddisfazione per il costo della vita, la precarietà del lavoro e le politiche di riarmo. Oltre cinquanta città italiane dovrebbero vedere cortei e manifestazioni, mentre i mezzi di trasporto rimarranno operativi grazie a un provvedimento di precettazione del Ministero delle Infrastrutture.
Le richieste principali dell’Usb comprendono la riduzione delle tariffe energetiche, la revisione degli affitti e dei mutui, il rialzo dei salari e la fine della spesa militare. Parallelamente, la protesta ha assunto una valenza personale: molti partecipanti raccontano come l’aumento dei prezzi abbia colpito le loro vite quotidiane, spingendoli a prendere parte alla manifestazione.
Le voci dei manifestanti: storie da diverse città
Le piazze di Bologna, Milano, Roma, Torino e Brescia accoglieranno volti diversi, uniti da un unico filo conduttore: la difficoltà a coniugare studi, lavoro e spese di base. Di seguito, i racconti di chi ha deciso di scendere in strada.
Marco, 24 anni, Bologna
Marco è un giovane laureato che ha svolto diversi tirocini retribuiti appena qualche centinaio di euro. Stanco di stage non pagati e di promesse infrante, denuncia la mancanza di opportunità stabili: “Studiamo, facciamo stage da 500 euro e poi ci dicono che non vogliamo lavorare”. La sua partecipazione al corteo è motivata anche dal sacrificio dei genitori, costretti a rinunciare a beni essenziali per sostenere gli studi dei figli, senza che ciò garantisca una vita dignitosa.
Karim, 22 anni, Milano
Karim ha vissuto le manifestazioni del weekend precedente e racconta l’intensa presenza delle forze dell’ordine: “Sembrava di dover conquistare la città, come sotto una dittatura”. Per lui, l’attenzione mediatica si è spesso concentrata sugli scontri, distogliendo l’attenzione dalle reali richieste: salari più alti, riduzione delle spese per l’energia e difesa delle famiglie che lavorano nei settori logistici, agricoli e dei trasporti.
Francesca, 27 anni, Roma
Commessa in un negozio, Francesca parteciperà per la prima volta al corteo. Dopo doppi turni e straordinari, non riesce a coprire le spese mensili. “Se scendere in piazza potrà far parlare di come viviamo, allora la protesta avrà senso”. Il suo obiettivo è sentirsi parte di un’azione collettiva che dia visibilità alle difficoltà della classe lavoratrice.
Alessia, 26 anni, Torino
Con una laurea, un master e un dottorato, Alessia si trova costretta a svolgere due lavori per far quadrare il bilancio. Sottolinea l’assurdità di accumulare titoli senza ottenere un futuro stabile: “Sentiamo una presidente che parla di aiuti giovani, ma 2.500 euro non bastano a coprire le spese di vita”. Per lei, il corteo è l’ultimo appello a una politica che la consideri davvero.
Michele, 55 anni, Brescia
Michele ha passato tutta la vita in una fabbrica che, due mesi fa, ha annunciato la chiusura per “carenza di consumi”. Si è ritrovato improvvisamente senza stipendio, a gestire la cassa integrazione e una famiglia. “Il costo della benzina, del cibo e dell’elettricità è insostenibile”. La sua protesta è legata al timore di lasciare ai figli un futuro simile a quello che lui sta vivendo.
Il quadro della mobilitazione e le richieste dell’Usb
Il movimento coinvolge dipendenti di amministrazioni pubbliche, sanità, scuola, aziende private e portuali, con una forte partecipazione nella giornata internazionale contro il traffico di armi. Nonostante l’ampia adesione, il governo ha revocato lo sciopero nei trasporti pubblici, citando la “finestra di franchigia” prevista per la commemorazione dei defunti. Trenitalia, Trenord, ATAC, Atm e Cotral hanno confermato il normale svolgimento dei servizi, anche se la possibilità di disagi resta concreta.
Le rivendicazioni dell’Usb si focalizzano su quattro pilastri: abbassare i prezzi di beni di prima necessità, ridurre le tariffe energetiche, incrementare i salari e mettere fine alle spese per il riarmo. L’unione chiede, inoltre, la reintroduzione della scala mobile per i pensionati e misure contro la speculazione immobiliare. La protesta di venerdì 30 ottobre rappresenta, per i partecipanti, un tentativo di forzare un dibattito pubblico su una crisi che si avverte in tutta la società.



