Il 28 ottobre 2026 la tranquillità dell’Istituto tecnico Carlo Grassi di via Paolo Veronese, nel quartiere Madonna di Campagna a Torino, è stata spezzata da un episodio di violenza in aula. Durante un’interrogazione di meccanica, il professore Bruno Vadalà, 52 anni, ha subito un attacco improvviso da parte di un alunno di 14 anni, ancora al secondo anno di studi.
L’alunno, prima ancora di ricevere la valutazione, ha reagito con pugni e calci, per poi afferrare una sedia e scagliarla verso il capo del docente. Il colpo ha fatto cadere Vadalà a terra, provocandogli una frattura al naso e una perdita di sangue visibile. Il professore, ancora prostrato, ha dovuto subire anche il lancio della sedia, che ha colpito la parte superiore della testa.
L’attacco in aula: dinamiche e reazioni
Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso insegnante, al momento dell’interrogazione stava annotando i criteri di valutazione quando l’allievo ha sferrato il primo pugno. «Non mi ero accorto di niente, stavo scrivendo», ha ricordato Vadalà, aggiungendo che la violenza è avvenuta così rapidamente da impedirgli di reagire. I compagni di classe, spaventati, hanno osservato la scena, ma è stato l’intervento tempestivo di un collega a fermare l’assalto, allontanando lo studente e fornendo al professore dei fazzoletti per tamponare il sangue.
Le parole del professore
Uscito dall’ospedale, il docente ha dichiarato di non sentirsi scosso, ma profondamente dispiaciuto. Ha sottolineato l’assenza di un motivo apparente e ha espresso la speranza che la famiglia del giovane possa intervenire per capire le radici del comportamento. «Mi auguro che venga fatto qualcosa per il ragazzo, per fargli capire che ha sbagliato», ha aggiunto, evidenziando la necessità di un supporto psicologico più che di semplici scuse.
Intervento delle autorità e conseguenze per le parti coinvolte
Appena avvenuto l’attacco, un altro insegnante ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del nucleo radiomobile e il personale sanitario del 118. Il professore è stato trasportato in codice verde all’ospedale San Giovanni Bosco, dove ha ricevuto una diagnosi di frattura nasale con una prognosi di trenta giorni. È stato dimesso lo stesso pomeriggio, con indicazioni di riposo.
Il giovane aggressore, minorenne, è stato condotto alla caserma dei Carabinieri per gli accertamenti del caso e sarà denunciato per lesioni. L’istituto ha avviato una procedura disciplinare che potrebbe culminare in una sospensione prolungata, mentre il dirigente scolastico, Alessandro Audino, ha precisato che l’incidente non ha alcun collegamento con le recenti mobilitazioni studentesche che hanno coinvolto altri istituti torinesi.
Le dichiarazioni della dirigenza e le ipotesi sul movente
Il vice preside ha sottolineato che lo studente non aveva precedenti disciplinari e che la scuola adotterà provvedimenti adeguati. «Non sappiamo cosa abbia scatenato l’aggressione», ha affermato Audino, aggiungendo che l’interrogazione riguardava il calibro ventesimale e che il docente aveva cercato di aiutare lo studente, invitandolo a sedersi e riprendere la lezione.
Al momento, le indagini dei Carabinieri sono rivolte a capire se vi siano fattori di natura personale o familiare alla base del gesto. L’evento ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nelle scuole e sulla necessità di programmi di gestione della rabbia e supporto psicologico per gli adolescenti.



