Il progetto Evviva ha attraversato dieci primavere, concludendo il cammino il 23 ottobre al Teatro Don Bosco di Rivoli. L’evento ha riunito dirigenti sanitari, docenti, volontari e, soprattutto, i tanti ragazzi che hanno partecipato alle attività formative. La serata ha messo in luce il valore di una cultura della prevenzione che, partendo da semplici gesti, può fare la differenza tra vita e morte.
In undici anni di attività, Evviva è riuscito a raggiungere più di 3.000 classi, coinvolgendo oltre 65.000 alunni distribuiti in 30 comuni della provincia. Sono state realizzate 64 edizioni di incontri, laboratori e dimostrazioni pratiche, con la missione di diffondere la conoscenza della rianimazione cardiopolmonare (RCP) e dell’uso del defibrillatore automatico esterno (DAE).
Il cammino di “Evviva” alle 64 edizioni
Il progetto nasce, quando l’Asl To3 decide di portare nelle scuole e nelle piazze un messaggio di salute e prevenzione. Le prime manifestazioni hanno avuto luogo in piccole piazze di paesi, con dimostrazioni live di RCP e l’allestimento di stand informativi. Col tempo, l’iniziativa ha assunto una struttura più solida: le scuole sono diventate i punti di riferimento, le lezioni si sono evolute in laboratori pratici, e le amministrazioni comunali hanno iniziato a sostenere l’attività con risorse e spazi.
I “Ragazzi di Evviva”: giovani educatori
Un elemento distintivo del progetto è la creazione dei Ragazzi di Evviva, giovani che, dopo aver partecipato come allievi, tornano a insegnare ai coetanei. Attraverso la peer education, questi ragazzi gestiscono stand, conducono dimostrazioni e spiegano i passaggi fondamentali della RCP. Il loro coinvolgimento ha trasformato la formazione da un semplice trasferimento di informazioni a un’esperienza condivisa, capace di rafforzare il senso di responsabilità e di appartenenza alla comunità.
Storie di vita salvata grazie al primo soccorso
Durante la cerimonia sono state narrate due testimonianze che sottolineano l’impatto reale di Evviva. Il primo caso riguarda un giovane di 25 anni che, mentre spingeva l’auto in panne di un amico, è collassato improvvisamente. Un compagno, formato grazie a Evviva, ha immediatamente avviato la rianimazione cardiopolmonare, salvandogli la vita. Il secondo episodio si è verificato a Ceva, dove un bambino di nome Gabriele è stato soccorso dal proprio allenatore di calcio, che ha subito utilizzato il defibrillatore automatico esterno presente sul campo.
Il giovane di 25 anni e la rianimazione tempestiva
Il ragazzo, ora testimone vivo dell’efficacia della formazione, ha raccontato come l’intervento del suo amico, avviato in pochi secondi, abbia garantito la continuità del flusso sanguigno fino all’arrivo dei soccorsi. Senza la prontezza di quei gesti, le conseguenze sarebbero state ben più gravi. Questa occasione ha dimostrato, ancora una volta, come la conoscenza della RCP possa diventare un vero e proprio salvavita di tutti i giorni.
Gabriele, il bambino di Ceva e il DAE
Nel caso di Gabriele, l’allenatore, anch’egli formato da Evviva, ha individuato rapidamente il cuore che non batteva. L’intervento immediato con il defibrillatore automatico esterno ha permesso di ripristinare il ritmo cardiaco del bambino, evitando conseguenze permanenti. La scena, ripresa in un video mostrato durante la celebrazione, ha suscitato una forte emozione e ha ribadito l’importanza di avere il DAE a disposizione non solo negli ospedali, ma anche negli spazi sportivi e pubblici.
Riconoscimenti e prospettive per il futuro
Al termine della serata, il direttore dell’Anestesia e Rianimazione di Rivoli, Michele Grio, ha ribadito: “Dieci anni fa abbiamo iniziato a insegnare un semplice gesto salvavita; oggi quel gesto viene trasmesso con passione da migliaia di ragazzi e cittadini”. Il direttore generale dell’Asl To3, Giovanni La Valle ha ringraziato, mediante una targa, Flavio Boraso per la visione che ha accompagnato la nascita del progetto, e Sabrina Massola per il suo impegno organizzativo.
La Valle ha concluso sottolineando che i giovani partecipanti sono ormai ambasciatori della salute, capaci di portare il messaggio di prevenzione nelle famiglie e nella vita quotidiana. Il decennale non è visto come una fine, ma come la spinta per far crescere Evviva in nuovi territori, trasformandolo in un modello replicabile in altre regioni d’Italia.



