Il fine settimana si è trasformato in una prova di tensione per le forze dell’ordine italiane. Dopo le violente incursioni a Milano, dove bande di giovani incappucciati hanno saccheggiato centri commerciali, le autorità hanno intensificato la vigilanza in tutta la penisola in vista delle manifestazioni programmate per sabato. La Digos, in stretta collaborazione con la direzione anti-mafia e la Procura per i minori, ha lanciato un’operazione su larga scala, con perquisizioni domiciliari e personali che coinvolgono circa un centinaio di soggetti, più di cinquanta dei quali minorenni.
Le indagini hanno portato gli agenti a perquisire ventidue sedi in diciotto città diverse, da Milano a Torino, passando per Roma, Napoli, Genova e, più a sud, Bari. In ciascuna di queste località sono stati sequestrati cellulari, documenti, e in alcuni casi anche armi, munizioni ed esplosivi, con l’obiettivo di sradicare reti di istigazione a delinquere finalizzate a devastazione e saccheggio. La Digos ha dichiarato di aver monitorato costantemente i principali social, individuando gruppi organizzati su piattaforme come Telegram, dove i partecipanti pianificavano gli attacchi e scambiavano indicazioni su armamenti e tattiche di violenza.
Operazione Digos: perquisizioni e arresti in 18 comuni
Le perquisizioni hanno interessato le province di Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese e Verona. In totale sono stati perquisiti più di 100 individui, di cui 51 minorenni identificati come partecipanti ai recenti disordini. In molte di queste operazioni le forze dell’ordine hanno sequestrato strumenti da scasso, munizioni e persino materiale esplosivo. Gli investigatori sottolineano che l’azione è stata intrapresa su delega dell’autorità giudiziaria e di iniziativa, con l’intento di fermare la propagazione di una logica di terrorismo domestico legata al saccheggio di attività commerciali.
Focus su Bari: indagini su minori e piani di saccheggio
A Bari la pressione è aumentata notevolmente. La Procura per i minori, affiancata dalla Dda, ha avviato una serie di interrogatori all’aurora, mentre le forze di polizia hanno ispezionato le strade centrali, tra cui via Sparano, via Melo, via Argiro e Corso Vittorio Emanuele. Le autorità hanno scoperto una chat attiva su Telegram in cui i giovani, per lo più incappucciati, coordinavano l’assalto a boutique di alta moda, negozi sportivi ed elettronica. Messaggi intercettati rivelavano la volontà di procurarsi armi da fuoco, bottiglie Molotov e petardi, oltre a consigli logistici su dove e quando radunarsi per massimizzare l’impatto. Gli investigatori hanno anche sequestrato dispense di cibo e acqua, nelle quali i partecipanti sembravano prepararsi a una eventuale fase di resistenza prolungata.
Manifestazioni programmate e cambi di strategia
Il movimento autodefinitosi “Movimento 17 ottobre” ha improvvisamente modificato il suo piano comunicativo. Originariamente erano state indicate piazze simbolo in città come Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, ma durante la mattinata di sabato le indicazioni sono state ritirate, sostituite da inviti a raduni improvvisi in gruppi più piccoli. Il comunicato, diffuso sui social, invitava i partecipanti a non recarsi da soli e a dirigersi verso tre punti di aggregazione indicati alle 14:30, per poi convergere in una grande piazza alle 15:30. Questo approccio “Be water” rende più difficile per le autorità prevedere i flussi di manifestanti e aumentare il rischio di scontri in zone non pregiate.
Parallelamente, alcune manifestazioni sono state autorizzate dalle amministrazioni locali: a Milano, i negozi di via Monte Napoleone hanno installato pannelli di compensato per proteggere le vetrine; a Roma, il Corteo “Fuori l’Italia dalla guerra” prevede la partecipazione di circa 10 000 persone in Piazza della Repubblica. A Torino e Bologna, i sindaci hanno confermato la presenza di cortei di studenti, gruppi per il diritto alla casa e manifestanti pro-Palestina. Nonostante le autorizzazioni, la Polizia ha disposto un rafforzamento della presenza sul territorio, con centinaia di unità specializzate, controlli nei nodi ferroviari e il divieto di oggetti pericolosi alla partenza.
Reazioni istituzionali e misure di sicurezza
Le amministrazioni comunali di Milano, Roma e Torino hanno dichiarato lo stato di allerta “massimo”. A Milano, il sindaco Giuseppe Sala ha anticipato l’arrivo di 500 militari aggiuntivi, mentre la Questura ha disposto controlli di identità in tutte le stazioni della Lombardia, con l’obbligo di presentare un biglietto valido e l’esclusione di chi possiede precedenti penali o oggetti di potenziale pericolo. A Roma, le forze di ordine stanno monitorando Piazza Venezia, il Circo Massimo e Piazza della Repubblica, con l’uso di droni e unità cinofile per far fronte a eventuali tentativi di violenza. A Bari, la Dda ha installato posti di blocco lungo le vie commerciali più importanti, pronto a intervenire in caso di scoperta di armi o esplosivi.
Nel complesso, la situazione resta fluida: le autorità hanno espresso preoccupazione per un possibile “saldare” di fronti tra gruppi di protesta tradizionali e i nuovi giovani organizzatissimi tramite chat online. La capacità di risposta delle forze dell’ordine, il monitoraggio dei canali digitali e le misure preventive nei centri commerciali costituiscono gli elementi fondamentali per contenere un’escalation che, se non gestita, potrebbe trasformarsi in un’ondata di saccheggi su larga scala.



