Dal 17 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, la Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino apre le sue porte a una delle più importanti retrospettive dedicate alla fotografa siciliana Letizia Battaglia. L’esposizione, curata da Walter Guadagnini in coproduzione con Jeu de Paume e in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia, riunisce più di duecento immagini che tracciano il percorso artistico e civico dell’autrice dal 1970 al 2020.
Il progetto, già presentato a Château de Tours, al festival Les Rencontres d’Arles e al Museo Civico San Domenico di Forlì, arriva a Torino con l’obiettivo di mostrare non solo la “cronaca” di stragi mafiose, ma tutto il tessuto umano e culturale che ha caratterizzato la sua opera.
Le radici siciliane e il giornalismo per L'Ora (1974-1980)
Il viaggio espositivo parte dagli esordi di Battaglia tra Palermo e Milano e dal suo ritorno in Sicilia nel 1974, quando iniziò a collaborare con il quotidiano L'Ora. In quegli anni, le sue fotografie documentarono la quotidianità dei quartieri popolari di Palermo, catturando riti religiosi, feste di strada e il volto dei bambini che giocavano tra le strade di un territorio segnato da profonde disparità sociali. Questi scatti, che mostrano la Sicilia nella sua complessità, costituiscono il punto di partenza di una lunga carriera di testimone visiva.
Documentare la mafia e la violenza politica
Nel decennio successivo, la fotografa si fece testimone della violenza mafiosa collegandosi ai rapporti tra criminalità organizzata e potere. Tra le immagini più emblematiche spicca il ritratto di Sergio Mattarella accanto al corpo del fratello Piersanti, assassinato dalla mafia nel 1980. Un altro momento cruciale è la copertina che ritrae Rosaria Schifani, vedova dell’agente di scorta Vito, ucciso assieme al giudice Falcone e ai colleghi nel 1992. Queste foto sono diventate documenti storici e hanno contribuito a portare l’attenzione nazionale sulla piaga della mafia.
Oltre la cronaca: riti, istituti e viaggi internazionali
La retrospettiva non si limita alla denuncia. Una parte consistente dell’allestimento è dedicata ai rituali collettivi siciliani, alle immagini dell’ospedale psichiatrico di Palermo e ai volti di donne, giovani e bambini che, pur inseriti in un contesto di violenza, mostrano una sorprendente dignità. Inoltre, sono presentate foto scattate in paesi lontani – dalla Turchia all’Egitto, dagli Stati Uniti alla Groenlandia – che testimoniano la capacità di Battaglia di cogliere il dramma umano ovunque esso si manifesti.
Riconoscimenti internazionali e impegno culturale
Nel 1985 la fotografa condivide, ex aequo con Donna Ferrato, il prestigioso W. Eugene Smith Fund Grant in Humanistic Photography, consolidando il suo ruolo nella fotografia sociale a livello mondiale. Dopo le stragi mafiose del 1992, intensificò il suo impegno politico e, nel 2017, fondò a Palermo il Centro Internazionale di Fotografia ai Cantieri Culturali della Zisa, rafforzando la diffusione della cultura fotografica nella regione.
Pubblicazioni, filmati e incontri
L’esposizione è arricchita da una selezione di 22 riviste che Battaglia ha diretto o con le quali ha collaborato, dalla stampa italiana a quella internazionale. Accanto alle immagini, è proiettato il documentario Amore amaro di Francesco G. Raganato (2012), che approfondisce la vita e il pensiero dell’artista. Il catalogo, edito da Dario Cimorelli, accompagna il visitatore nella lettura delle immagini. Inoltre, il 19 novembre alle 18:30 è previsto un incontro con Marta Sollima, nipote della fotografa e vicepresidente dell’Archivio Letizia Battaglia, in dialogo con il curatore.
Parallelamente, la Project Room di Camera presenta la mostra personale di Davide Tranchina, intitolata Light-years Away, che esplora i vent’anni di ricerca dell’artista tra analogico e digitale, offrendo al pubblico un duplice appuntamento di fotografia contemporanea.



