Il sangue è da sempre elemento di forte impatto nella cultura visiva e scenica, capace di coniugare vita e fragilità. A Milano, la galleria BKV Fine Art ha dedicato una rassegna intitolata De Sanguine a questo tema, mentre al Teatro Olimpico di Vicenza è stato proposto “Eumenidi. Tutta, tutta del padre io sono” una rivisitazione di Eschilo che mette al centro le Ereidi della vendetta. Entrambe le proposte, pur provenendo da linguaggi differenti, indagano lo stesso filo conduttore: il sangue come simbolo di sacrificio, memoria e possibilità di redenzione.
Dal 16 ottobre al 23 dicembre 2026, De Sanguine presenta quarantasei opere che attraversano secoli, dal Cinquecento al Novecento, collegando la tradizione figurativa con le sperimentazioni contemporanee. Il percorso espositivo nasce da un passo del Levitico – «La vita di ogni essere vivente è il suo sangue» – e si pone l’interrogativo di come rappresentare ciò che è fonte di vita e, al contempo, segno di perdita quando viene versato.
De Sanguine a Milano: sangue tra pittura classica e avanguardia
La prima parte dell’esposizione mette in luce dipinti del XVI-XVII secolo, tra cui opere di Antonio De Bellis, Andrea Vaccaro e Louis Finson, dove il corpo ferito diventa veicolo di una dimensione spirituale. La luce drammatica e i gesti accentuati trasformano la sofferenza in una scena quasi teatrale, facendo percepire allo spettatore il peso del martirio. Un esempio emblematico è il Ritratto di William Ritter di Mario Segantini (1903), che, pur appartenendo a un periodo più recente, conserva la tensione emotiva tipica delle rappresentazioni barocche.
Il sangue come materia nelle pratiche contemporanee
La seconda fase della mostra si sposta verso l’avanguardia: Joel-Peter Witkin ricostruisce scenari barocchi usando sangue reale o simulato, mentre Andres Serrano impiega la sostanza stessa nella produzione fotografica, creando un legame diretto tra simbolo e materiale. Lucio Fontana, invece, elude la rappresentazione figurativa tagliando la tela, gesto che ricorda una ferita ma apre nuovi spazi. Questo passaggio dimostra come il tema, tradizionalmente ancorato al corpo visibile possa trasformarsi in concetto e in azione sul supporto.
Eumenidi al Teatro Olimpico: sangue, mito e processo di memoria
Nel più recente ciclo di spettacoli classici, la regista Serena Sinigaglia ha reinterpretato la trilogia atrida di Eschilo, proponendo una messa in scena delle Eumenidi – le dee della vendetta trasformate in figure benevole. Il coro di sette donne, avvolte in veli bianchi, evoca le antiche Erinni che inseguono colpe di sangue: Agamennone, Clitennestra, Oreste e il sacrificio di Ifigenia. La scenografia, illuminata dal basso, rende le figure quasi spettrali, richiamando l’atmosfera delle opere religiose esposte a De Sanguine.
Il nuovo ordine di Atena
Il fulcro della performance è la dichiarazione di Atena: «Tutta, tutta del padre io sono», che segna il passaggio da un universo dominato da forze femminili e sanguinarie a un ordine fondato sulla legge e sul processo. Il sangue, che nella tragedia è legato al ciclo di vendetta, qui diventa strumento di rinnovamento e di giustizia civile anticipando l’idea dell’Areopago. Le attrici, alternandosi tra ruolo di coriste e protagoniste, mostrano come il mito possa ancora parlare di conflitti eterni, accendendo una riflessione sul valore della memoria collettiva.
Attraverso pennelli, tagli di tela, fotografie e voci corali, gli artisti contemporanei e i classici drammaturghi ci invitano a guardare dentro la nostra stessa vulnerabilità, a riconoscere il potere della memoria e a considerare il sacrificio come possibile via verso una nuova consapevolezza.



