Il 11 ottobre 2026 la giovane Eirini, studentessa greca di ventidue anni, è arrivata alle Molinette di Torino in condizioni critiche. Proveniente da Atene, era stata colpita da una forma fulminante di morbo di Wilson una rara patologia genetica che provoca l’accumulo di rame a livello epatico. L’insufficienza epatica era rapidamente evoluta in insufficienza multiorgano presso l’Hippokration General Hospital, lasciandole poche ore di vita. La richiesta d’aiuto è stata trasmessa al Centro Nazionale Trapianti di Roma, che ha subito attivato il protocollo di cooperazione italo-greca per i trapianti d’organo.
Il ricovero urgente alle Molinette di Torino
L’arrivo avvenuto in aereo medicalizzato all’aeroporto di Caselle ha permesso un trasferimento rapido verso la struttura torinese, dove Eirini è stata posta in rianimazione centrale del Dipartimento di Anestesia, sotto la direzione del dott. Maurizio Berardino. Intubata, ventilata meccanicamente e incosciente, la paziente era in grave insufficienza epatica fulminante. La dottoressa Silvia Martini, direttrice della Terapia Intensiva Epatologica, ha valutato immediatamente la necessità di un trapianto in superurgenza e l’ha inserita nella lista nazionale d’attesa.
Il percorso clinico che ha portato al trapianto
Valutazione e inserimento in lista d’attesa
In pochi minuti dall’arrivo, il team multidisciplinare ha completato gli esami di compatibilità e ha confermato la gravità della situazione, attivando il Centro Trapianto Fegato di Torino guidato dal professor Renato Romagnoli. La rapidissima decisione ha permesso di piazzare Eirini in una lista di trapianti di fegato in superurgenza riservando una priorità assoluta.
Terapie di supporto e plasmaferesi
Nel frattempo, la plasmaferesi è stata lanciata d’urgenza dalla Banca del Sangue, diretta dalla dottoressa Tiziana Francisci, per eliminare le elevate concentrazioni di rame rilasciate dalla necrosi epatica. Questa procedura, combinata con la ventilazione meccanica e i trattamenti di supporto vitale, ha stabilizzato temporaneamente le funzioni vitali, consentendo al corpo di resistere fino al reperimento dell’organo.
L’intervento chirurgico e il decorso post-operatorio
Entro 12 ore dal suo arrivo alle Molinette, è stato identificato un donatore deceduto nella regione limitrofa e, dopo una valutazione di compatibilità, Eirini è stata portata in sala operatoria per un trapianto di fegato della serie torinese 4470. L’intervento, durato circa 10 ore, è stato condotto da un team che ha coinvolto chirurgia dei trapianti, anestesia, epatologia e le eccellenze di nefrologia (prof. Luigi Biancone), infettivologia (prof. Francesco De Rosa) e radiologia (prof. Paolo Fonio, dott. Andrea Doriguzzi).
Il post-operatorio è risultato complesso: per tre mesi la giovane ha dovuto affrontare complicanze medico-chirurgiche, gestite con un approccio multidisciplinare continuo. Grazie alla costante assistenza, la paziente è stata dimessa in pieno recupero psico-fisico e ora sta riprendendo gradualmente le attività quotidiane, con la prospettiva di rientrare presto in Grecia.
Il caso di Eirini dimostra come la sinergia tra competenza medicatempestività e solidarietà internazionale possa trasformare una situazione apparentemente senza speranza in una storia di vita salvata. Come ha espresso la stessa, “mi hanno salvato la vita nel mio ultimo giorno”.



