Il Nord Ovest italiano potrebbe presto diventare un colosso aeroportuale con l’integrazione degli scali di Torino CaselleMilano Linate e Milano Malpensa. Questo progetto, che vede coinvolte Sea e Sagat le società di gestione rispettivamente degli aeroporti milanesi e torinese, mira a creare un sistema aeroportuale coordinato e competitivo.
L’obiettivo è presentarsi con maggiore forza al tavolo delle compagnie aeree, migliorando la capacità negoziale e potenziando le infrastrutture. Ma non è solo una questione industriale: l’integrazione solleva anche questioni istituzionali e politiche, con il Comune di Milano che intende mantenere il controllo della nuova entità.
Un sistema aeroportuale integrato
L’integrazione tra i tre aeroporti permetterebbe di coordinare investimenti e sviluppo creando un sistema capace di distribuire funzioni e capacità di crescita su un’area strategica del Paese. Secondo fonti vicine al dossier, un sistema aeroportuale più grande ha maggiore peso contrattuale nei confronti delle compagnie aeree.
Attualmente, il Comune di Milano detiene il 54,8% di Sea, la società che gestisce Linate e Malpensa. L’integrazione con Sagat, che controlla l’aeroporto di Torino, potrebbe portare a un fatturato combinato di oltre 900 milioni di euro e a un aumento significativo del numero di passeggeri gestiti annualmente.
Il ruolo di Torino
Torino, che ha progressivamente ridotto la sua partecipazione in Sagat, segue con attenzione il progetto. Il sindaco Stefano Lo Russo ha dichiarato che la città, pur non essendo più azionista di Sagat, è interessata a ogni sviluppo che possa rafforzare lo scalo torinese e generare valore per il territorio.
La storia recente di Sagat è segnata dall’uscita degli enti pubblici piemontesi, tra cui il Comune di Torino, che nel 2012 ha ceduto la maggioranza del capitale a F2i. Oggi, Sagat è interamente controllata da F2i, lo stesso fondo che possiede il 45% di Sea. Questo intreccio societario rende la possibile fusione un’operazione complessa, con implicazioni sia economiche che politiche.
Le reazioni politiche
La politica è già in fermento intorno a questo progetto. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha sottolineato che il Comune è interessato all’integrazione a condizione che si crei valore economico e sociale per entrambi i territori e che non venga modificato l’attuale assetto societario di Sea.
Dall’altra parte, il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, ha criticato l’operazione, definendola un delitto perfetto delle sinistre contro Torino. Marrone ha invitato il territorio a dimostrare uno scatto d’orgoglio per non perdere il controllo dello scalo.
Il Pd ha ribattuto, accusando il governo Meloni di essere l’artefice dell’operazione, visto che F2i ha come primo socio la Cassa depositi e prestiti. La discussione è ancora aperta, e molto dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra le esigenze dei due territori.
Le prospettive future
L’integrazione degli aeroporti di Torino e Milano è in linea con il Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035 che punta a promuovere una rete più coordinata e complementare tra scali regionali e nazionali. Tuttavia, restano da risolvere diverse questioni, tra cui il ruolo di Torino nel nuovo assetto societario e la capacità di valorizzare le necessità locali.
Il presidente dell’Unione industriali di Torino, Marco Gay, ha visto nell’operazione un’opportunità di sviluppo per il territorio, auspicando che Caselle possa diventare sempre più interconnessa e competitiva. Tuttavia, la prudenza è d’obbligo, soprattutto considerando le dimensioni molto diverse degli aeroporti coinvolti.
Le prossime settimane saranno decisive per capire come si svilupperà questa partita, che potrebbe avere un impatto significativo sul futuro dei trasporti aerei in Italia.



