Un’operazione della Guardia di Finanza di Torino ha portato al sequestro di beni per oltre un milione di euro, tra cui una Ferrari Purosangue a una società di trasporti merci su strada e ai suoi due amministratori. L’indagine, avviata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, ha portato alla luce un complesso meccanismo di frode sulle accise sui prodotti energetici.
Le frodi sulle accise: come funzionava il meccanismo
Tra il 2026 e il 2026, la società ha presentato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dichiarazioni mendaci per ottenere crediti d’imposta sul gasolio commerciale. Questo ha permesso di sottrarre all’accertamento e al pagamento dell’accisa un’imposta per oltre un milione di euro. Il credito così ottenuto è stato poi utilizzato per compensare altre imposte dovute per oltre 900mila euro.
Le indagini e i reati contestati
Le successive indagini hanno permesso di ricostruire la gestione dell’azienda, riconducibile a un amministratore di fatto distinto dal rappresentante legale. Le contestazioni riguardano i reati di falsità ideologicaautoriciclaggioindebita compensazione e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
Il sequestro dei beni: cosa è stato bloccato
Il sequestro preventivo ha riguardato le risorse finanziarie presenti sui conti correnti della società e degli amministratori, oltre alla Ferrari Purosangue in uso all’amministratore di fatto. Durante l’operazione, la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni domiciliari e nelle sedi aziendali per recuperare ulteriore documentazione.
L’operazione è stata disposta ad agosto 2026 da un giudice del tribunale di Torino, che ha accolto la richiesta della locale procura. Questo caso evidenzia l’importanza dei controlli sul sistema dei crediti d’accisa destinati agli operatori dell’autotrasporto e la necessità di garantire la corrispondenza tra i consumi dichiarati e le agevolazioni fiscali richieste.



