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Patto di rete in Piemonte: undici enti uniti per la sanità regionale

Un accordo regionale che punta a integrare competenze, finanziare progetti e sostenere comunità attraverso una rete stabile

Patto di rete in Piemonte: undici enti uniti per la sanità regionale

Il 26 maggio 2026 a Torino è stato siglato il primo patto di rete italiano che mette in relazione undici fondazioni ospedaliere ed enti no-profit attivi in Piemonte. L’iniziativa, nata con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e in raccordo con l’assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, intende favorire una collaborazione duratura tra la sanità pubblica e il Terzo Settore. Con questa firma prende forma una piattaforma organizzata per scambiare esperienze, capitalizzare competenze locali e progettare interventi che rispondano ai bisogni dei territori.

Il documento firmato rappresenta molto più di un impegno simbolico: vuole essere uno strumento operativo per affrontare sfide complesse come l’invecchiamento demografico, l’aumento delle cronicità e la necessità di accelerare la transizione tecnologica e organizzativa. Attraverso la creazione di una rete stabile, gli aderenti si danno l’obiettivo di mettere a sistema risorse finanziarie, capacità progettuali e conoscenza del territorio per sostenere servizi sanitari più integrati e vicini alle comunità.

Perché nasce la rete

La rete nasce dalla consapevolezza che oggi la risposta ai bisogni di salute non può essere affidata solo agli ospedali. Le fondazioni e gli enti no-profit svolgono funzioni strategiche come la raccolta fondi, il sostegno alla ricerca e la promozione del benessere locale, offrendo un know‑how prezioso per la governance sanitaria. Inserita nel quadro del Piano Strategico 2026-2028, l’intesa vuole favorire modalità operative più integrate tra attori pubblici e privato sociale, creando condizioni per interventi di innovazione che siano replicabili e sostenibili nel tempo.

Origini e calendario del percorso

Il progetto è frutto di un percorso di ascolto avviato tra novembre e dicembre 2026, durante il quale sono stati raccolti bisogni, competenze e proposte dalle singole organizzazioni. Con la firma del patto si apre una fase di alleanza strutturata, con scadenza prevista fino al 31 dicembre 2028, e con la possibilità di accogliere nuovi soggetti interessati a aderire. L’impostazione operativa privilegia la condivisione di strumenti e una programmazione comune per aumentare l’impatto degli interventi a favore delle comunità locali.

Chi sono i protagonisti

All’accordo hanno aderito undici realtà piemontesi che operano a sostegno degli ospedali e dei servizi sociosanitari. Tra queste figurano associazioni e fondazioni come A.D.I.S.C.O. (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale), la Fondazione Ospedale Infantile Regina Margherita, la Fondazione Santa Croce e Carle di Cuneo, la Fondazione Maria Teresa Lavazza, la Fondazione Medicina a Misura di Donna, oltre ad altre fondazioni che rappresentano strutture ospedaliere di Alba, Bra, Savigliano, Saluzzo, Fossano, Mondovì, Ceva e le Molinette di Torino. La Fondazione Compagnia di San Paolo ha un ruolo di coordinamento e supporto al processo.

Ruolo degli esponenti istituzionali

Le dichiarazioni ufficiali hanno sottolineato il valore dell’iniziativa: l’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, ha evidenziato come il patto rappresenti un motivo di orgoglio per la Regione Piemonte e un’occasione per innalzare la qualità dei servizi grazie allo scambio di esperienze. Per la Fondazione Compagnia di San Paolo, il presidente Marco Gilli ha richiamato l’attenzione sul fatto che la salute riguarda anche coesione sociale e inclusione; il segretario generale Alberto Anfossi ha collegato l’intesa agli obiettivi indicati dal Piano Strategico 2026-2028.

Obiettivi operativi e impatto sul territorio

Sul piano pratico la rete si propone di mettere in relazione i bisogni locali con le strategie regionali, rafforzare le competenze progettuali degli enti, facilitare l’accesso a risorse condivise e promuovere buone pratiche replicabili. Attraverso azioni coordinate di fundraising, ricerca e innovazione organizzativa, gli aderenti intendono sostenere percorsi di prevenzione, cura e inclusione sociale, con l’ambizione di costruire una sorta di piattaforma che amplifica le voci locali e rende più efficiente l’uso delle risorse pubbliche e private.

La firma del 26 maggio 2026 segna quindi l’inizio di un esperimento di sistema che mira a consolidare rapporti tra sanità pubblica, filantropia e Terzo Settore. L’intesa è aperta ad altri soggetti interessati e si configura come un laboratorio permanente per sperimentare modelli di collaborazione che possano essere estesi anche ad altre realtà regionali.

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