Il complesso conosciuto come L’Ottagono, visibile dalla collina che sovrasta la Gran Madre, si appresta a vivere una trasformazione radicale senza perdere la propria identità storica. Progettato originariamente come basilica monumentale dedicata a San Giuseppe, l’edificio ha attraversato decenni di usi diversi e vicende leggendarie prima di essere acquistato da ICZ Gruppo Intercostruzioni di Alessandro Orsini.
La proprietà, che era nelle mani dei Fratelli delle Scuole Cristiane dalla fine dell’Ottocento fino al 2026, era progressivamente diventata meno utilizzata e rischiava l’abbandono. L’operazione annunciata a fine maggio mette sul tavolo un impegno economico consistente, circa 50 milioni di euro, e la promessa di un intervento di recupero che coinvolgerà imprese e professionisti locali.
Un edificio sospeso tra storia e immaginario collettivo
La struttura, pensata nel 1875 e poi rimasta incompiuta, ha accumulato attorno a sé aneddoti che ne hanno alimentato il fascino: dai progetti mai realizzati a episodi come il crollo di una scenografia durante una visita ufficiale negli anni Trenta. L’Ottagono è diventato una sorta di simbolo paesaggistico per i torinesi, una presenza riconoscibile lungo lo skyline cittadino. Il nuovo progetto punta a rispettare questa memoria collettiva mantenendo intatti i volumi originari e valorizzando la struttura in mattoni a vista, dichiarati incedibili dalla Soprintendenza.
Origini e passaggi proprietari
Nel corso del Novecento l’edificio è passato di mano ed è stato adattato per funzioni diverse: negli anni Settanta fu adibito a casa di riposo per membri della congregazione, mentre nelle ultime stagioni è stato occupato da poche persone e ha visto un uso ridotto. L’interesse di investitori esteri in passato non ha avuto seguito, fino alla trattativa che ha coinvolto Alessandro Orsini e la sua società. Il percorso di vendita è stato complesso e competitivo, con offerte anche dall’estero, ma alla fine la scelta è ricaduta su un partner locale che ha garantito un piano di tutela e valorizzazione.
Il progetto: residenziale con attenzione al contesto
La proposta registra una conversione funzionale importante: l’Ottagono diventerà un complesso residenziale composto da appartamenti di ampia metratura con viste panoramiche sulla città. A guidare il progetto architettonico è l’architetta Luisa Stangalino, che ha lavorato per conciliare la normativa di tutela con le esigenze di comfort, efficienza energetica e sostenibilità. Nel cantiere sarà necessario rimuovere materiali pericolosi come l’amianto e adeguare gli spazi alle normative moderne, senza alterare gli elementi storici caratterizzanti.
Numeri e soluzioni tecniche
Il piano prevede circa 6.500 metri quadrati di superficie recuperata tra l’edificio principale, le cascine e l’area della vecchia sacrestia, con la realizzazione di approssimativamente 35 alloggi. Il parco, esteso su quasi 20 mila metri quadri, sarà ripristinato con sentieri e interventi di riqualificazione del bosco; è prevista anche un’autorimessa interrata con circa 75 box. Per la corte interna, sfruttando la particolare pianta a ciambella, è prevista la collocazione di un’opera d’arte commissionata a un artista piemontese per mantenere un dialogo tra storia e contemporaneità.
Impatto locale, tempi e accessibilità
Gli ideatori sottolineano che l’investimento genererà ricadute occupazionali e indotte: nel picco dei lavori il cantiere impiegherà oltre 250 operai, mentre l’indotto coinvolgerà artigiani, professionisti e imprese locali. L’annuncio ufficiale del progetto è stato reso pubblico il 25 maggio all’Unione Industriale; i lavori sono iniziati a settembre 2026, dopo le necessarie verifiche, e l’obiettivo dichiarato per l’apertura è fissato per ottobre 2028. Per conciliare uso privato e interesse pubblico sono previsti momenti di visita guidata come open day per permettere ai cittadini di accedere periodicamente all’edificio.
Una scelta di filiera locale
La proprietà ha ribadito la volontà di valorizzare risorse e competenze del territorio piemontese, affidando molte fasi dell’intervento a fornitori locali e professionisti specializzati nel restauro. Il progetto viene presentato come un esempio di recupero che intende mantenere viva la memoria storica dell’edificio, restituendolo alla città in una veste nuova e abitabile, senza snaturarne l’anima architettonica.