Lo scorso fine settimana Ivrea è tornata al centro di un dibattito pubblico che mette in relazione il patrimonio industriale e sociale con le sfide contemporanee di sviluppo. Nelle Officine H, cuore simbolico dell’esperienza olivettiana, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha illustrato il senso e gli obiettivi del Piano Olivetti sottolineando come quel modello possa attraversare le politiche nazionali e le pratiche locali.
La tre giorni di Ex Machina ha riunito istituzioni, comunità e operatori culturali attorno all’idea che la valorizzazione del sito Ivrea città industriale del XX secolo non sia un’operazione di memoria, ma un’occasione per ripensare rapporti tra lavoro, innovazione e coesione sociale. Il confronto ha messo in luce l’intento del Ministero della Cultura di tradurre l’eredità olivettiana in strumenti concreti di politica pubblica.
Il discorso di Giuli: Olivetti come riferimento operativo
Dal palco del festival il ministro ha ribadito che «Il modello di Adriano Olivetti non appartiene alla nostalgia né alla celebrazione del passato. È una bussola per costruire il futuro», una frase che ha funzionato da assioma per l’intervento. Giuli ha spiegato che il pensiero di Adriano Olivetti ispira una visione in cui impresa, cultura, innovazione e comunità crescono insieme, generando non solo benefici economici ma anche sviluppo umano.
La Struttura di missione per il «Piano Olivetti»
Tra le azioni concrete richiamate dal ministro c’è la creazione della Struttura di missione per il “Piano Olivetti” pensata come uno strumento trasversale capace di coinvolgere l’intero esecutivo e mettere al centro le comunità e i territori. Giuli ha precisato come l’obiettivo sia mettere in rete istituzioni, università, imprese e il terzo settore per realizzare un ecosistema di valorizzazione del patrimonio culturale e sociale.
Impegni per il Polo UNESCO e politiche culturali per i territori
Nel corso dell’incontro è stato rimarcato il sostegno al Polo UNESCO di Ivrea e il proseguimento degli interventi sul fronte delle biblioteche e della promozione della lettura. Il ministro ha ricordato investimenti già previsti e la volontà di garantire continuità alle misure: «Le opere d’arte, i musei, le biblioteche e gli archivi non possono essere realtà statiche», ha affermato, invitando a considerare questi luoghi come strumenti dinamici capaci di raggiungere i territori dove il bisogno di cultura è maggiore.
Giuli ha anche sottolineato che Ivrea e il Canavese incarnano «una straordinaria visione di lungo periodo», un contesto in cui progresso tecnologico, responsabilità sociale e crescita culturale si sono intrecciati. Per il ministro quel patrimonio rappresenta un laboratorio utile a formulare risposte alle sfide odierne, dalla formazione al rapporto tra tecnologia e qualità della vita.
Il senso del lavoro secondo Olivetti
Nel suo discorso è tornato più volte il tema del lavoro: «Il lavoro, nella visione di Olivetti, non è soltanto produzione o profitto. È uno strumento attraverso cui l’uomo realizza se stesso», ha ricordato Giuli, aggiungendo che per l’imprenditore eporediese il lavoro trasforma la realtà e contribuisce alla crescita collettiva. A questo proposito il ministro ha definito l’approccio olivettiano un umanesimo scientifico che conserva oggi una «straordinaria forza innovativa».
Ha poi puntualizzato che le domande poste da Olivetti all’industria «riguardano oggi la politica, le istituzioni e la società civile», richiamando l’esistenza di una vocazione che supera il mero risultato economico per puntare all’elevazione materiale, culturale e sociale delle comunità.
Ex Machina come piattaforma per laboratori e comunità
La manifestazione, promossa da realtà locali e sostenuta da enti regionali e comunali, è destinata a proseguire con un calendario di laboratori, attività educative e workshop rivolti a scuole, associazioni e cittadini. L’intenzione dichiarata dai promotori è trasformare luoghi simbolici come le Officine H in spazi aperti di confronto, dove la memoria storica diventa punto di partenza per progettare il futuro.
Il richiamo conclusivo del ministro ha avuto toni pratici: «Queste giornate non devono essere un esercizio di memoria ma l’inizio di un nuovo linguaggio comune». L’appello è rivolto a istituzioni e comunità per fare dell’esperienza olivettiana un patrimonio condiviso e attivo, capace di offrire idee traducibili in politiche italiane e relazioni internazionali.
Per informazioni e aggiornamenti sulle iniziative legate al festival è stato reso noto un contatto via messaggistica istantanea: 342.8644960. L’iniziativa intende durare nel tempo, trasformando Ivrea in un laboratorio permanente che mette al centro la qualità della vita, l’innovazione e la partecipazione culturale.



