Il ritorno di Carla Bruni a Torino è raccontato attraverso un breve ma intenso carosello pubblicato su Instagram che porta lo sguardo sui luoghi dove è cresciuta. Nata a Torino il 23 dicembre 1967 in una villa nel quartiere della Crocetta Bruni ha condiviso immagini che vanno dalla Basilica di Superga al Monte dei Cappuccini passando per le insegne e gli spazi della città che conservano una memoria famigliare.
Accanto alle vedute monumentali compaiono dettagli quotidiani: i Nocciolini di Chivasso della Dolciaria Fontana una foto al Cimitero monumentale di Torino davanti alla tomba di famiglia e lo scorcio del Magazzini Oz. Il post è accompagnato dalla frase «Ciao Torino! Ti voglio bene…», che sintetizza un tono personale più che istituzionale.
La presenza di persone chiave e l’albero genealogico
Nei reportage condivisi emerge anche il profilo dei legami famigliari. Carla appare in compagnia di Maurizio Remmert indicato come il suo padre biologico, e la madre Marisa Borini oggi novantaseienne. Sulla tomba di famiglia compaiono i nomi di Virginio e di Alberto Bruni Tedeschi quest’ultimo figura centrale nella vicenda privata e imprenditoriale della famiglia. Nel 1996, poco prima della morte, Alberto confessò a Carla di non essere il suo padre biologico, pur avendola cresciuta con grande affetto.
Il rapporto con Maurizio Remmert
Il legame tra Carla Bruni e Maurizio Remmert è descritto come lungo e affettuoso: Remmert, che nella gioventù era stato chitarrista classico, si stabilì successivamente in Brasile dove divenne imprenditore nel settore alimentare. La loro relazione familiare si consolidò nel tempo e divenne pubblica anche dopo la scomparsa di Alberto. Dopo le nozze di Carla con Nicolas Sarkozy nel 2008 Remmert è stato spesso ospite all’Eliseo in occasione di eventi ufficiali.
Il Castello di Castagneto Po: storia, numeri e trasformazioni
Tra le immagini che Carla ha voluto mostrare spicca il Castello di Castagneto Po una dimora che la famiglia Bruni Tedeschi acquistò nel 1952. Il complesso comprendeva 40 stanze su circa 1.500 metri quadrati e un parco di circa 144 ettari con serre, orti e persino una pista per elicotteri. Per decenni il castello fu la residenza per vacanze e fine settimana della famiglia e rimase un legame tangibile con l’Italia anche dopo il trasferimento all’estero.
La proprietà cambiò mano nel 2009 quando venne ceduta per una cifra pari a 17,5 milioni di euro a un potente imprenditore arabo. Successivamente, nel 2019 la proprietà fu oggetto di una donazione da parte della Fondazione Alwaleed Philanthropies alla Croce Rossa Italiana che trasformò il sito in un polo sociale e formativo.
Il retaggio industriale e culturale di Alberto Bruni Tedeschi
Alberto Bruni Tedeschi fu figura di spicco: ricoprì ruoli imprenditoriali legati alla Ceat e, dopo la vendita dell’azienda a Pirelli contribuì anche alla vita culturale locale. Dal 1956 al 1971 fu amministratore del Teatro Regio di Torino per 14 anni periodo durante il quale il teatro visse fasi importanti di ricostruzione e rilancio. Nel 1975 per timori legati a possibili minacce, la famiglia si trasferì a Parigi con un cambio decisivo nella loro esistenza.
Questo intreccio tra industria, musica e impegno civico ha lasciato un’impronta visibile nella geografia personale di Carla Bruni, che si ritrova a ricordare quegli spazi non solo come scenografia ma come origini formative.
Riflessioni pubbliche e memorie familiari
Il ritorno torinese è stato accompagnato anche dalle parole di una sorella: l’attrice Valeria Bruni Tedeschi ha raccontato in un’intervista come la scoperta delle relazioni familiari fosse stata nascosta e rivelata in momenti diversi della vita; la testimonianza include la frase «Non lo sapevamo, era tutto molto nascosto» e il ricordo di quando seppe certe verità personali. Queste confessioni ricompongono un quadro di affetti complessi, in cui le scelte di vita e i trasferimenti si intrecciano con la carriera internazionale di Carla, la quale rimane comunque legata in maniera evidente alla sua città d’origine.
Il post su Instagram,



