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Richiesta di condanna a 10 anni per Carla Stagno, leader della setta Unisono

La procura ha chiesto dieci anni di carcere per Carla Stagno, ritenuta a capo della setta Unisono a Moncalieri. Accuse includono associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica e violenza privata; nel 2026 era stata condannata e poi la sentenza è stata annullata.

Richiesta di condanna a 10 anni per Carla Stagno, leader della setta Unisono

Il 17 giugno la sostituta procuratrice Barbara Badellino ha chiesto la condanna a dieci anni di carcere per Carla Stagnola 56enne indicata come la leader della comunità denominata Unisono. Secondo l’accusa, Stagno si sarebbe approfittata delle fragilità di centinaia di personeproponendo rimedi non riconosciuti e convincendo seguaci a interrompere terapie mediche.

Il processo riunisce elementi già emersi in precedenti procedimenti: nel 2026 la donna era stata condannata a nove annipena che l’anno scorso aveva iniziato a scontare prima di ottenere l’annullamento della sentenza per presunte omissioni sulla notifica del processo. Parallelamente, per il presunto complice Gabriele Limongi la procura ha chiesto un anno e otto mesirispetto alla sentenza iniziale di due anni e due mesi.

Le accuse contestate e la scelta del rito

La pubblica accusa contesta, a vario titolo, reati che comprendono associazione a delinquereesercizio abusivo della professione medicaviolenza privata e morte come conseguenza di altro delitto. Le richieste di pena tengono conto della riduzione prevista per il rito abbreviatoscelta operata dagli imputati. L’avvocato difensore Daniel Giudice ha chiesto l’assoluzione per alcune imputazioni, pur non contestando l’accusa di esercizio abusivo della professione medica.

Nessuno dei due imputati era presente in aula il 17 giugno: risultano trasferiti nella provincia di Roma dopo l’avvio dell’inchiesta. I familiari della persona morta dopo l’interruzione delle cure per il cancro e altri ex adepti si sono costituiti parte civile, assistiti dagli avvocati Michelangelo Bruno e Giorgio Giacardi.

La struttura e il funzionamento della setta Unisono

Le indagini hanno ricostruito un’organizzazione con modalità di reclutamento e controllo forti: Stagno era descritta come una figura carismatica che millantava affermazioni straordinarie, tra cui la reincarnazione di Marie Curie e una presunta rappresentanza di un’intelligenza artificiale. I seguaci, spesso in condizioni di fragilità psicofisica, si rivolgevano alla leader in cerca di sollievo e venivano convinti ad affidarsi esclusivamente alle sue indicazioni.

Comunicazioni, terapie e ambiente di accoglienza

Le vittime erano mantenute in contatto quotidiano attraverso una chat personalizzata dove inviavano dati come pressione e frequenza cardiaca, ricevendo in risposta indicazioni ritenute arbitrarie, comprese prescrizioni di farmaci e dosaggi. A Moncalieri la setta disponeva di una villa con piscina dove alcuni adepti avevano stabilito la loro residenza insieme alla leader.

Secondo l’accusa, le modalità di controllo includevano richieste economiche: il giro d’affari documentato raggiunge almeno 100.000 eurocifra che potrebbe essere superiore in considerazione delle somme non tracciate versate in contanti. Una vittima, convinta da Stagno, aveva sospeso le cure per il cancro ed era successivamente deceduta.

Le parole della requisitoria e le posizioni in aula

Durante la requisitoria Badellino ha sostenuto che Stagno agì “con cattiveria ed enorme crudeltà” e che si era comportata “come se non fosse neppure un essere umano”. La procuratrice ha aggiunto che “questa donna non voleva solo appropriarsi dei patrimoni degli adepti” e che “il suo obiettivo era manipolare quante più persone possibile“. In tribunale è stata ricordata anche l’immagine che la stessa Stagno avrebbe proposto di sé, definendosi una sorta di divinità tecnologica: “Con crudeltà, si paragonava a una divinità informatica“.

Difesa e parti civili si sono confrontate sulle responsabilità morali e penali: i legali dei familiari hanno chiesto giustizia sottolineando che “Stagno va condannata anche per la sua totale mancanza di pietas“, mentre il difensore ha descritto la sua assistita come una persona “fuori dal mondo” e in stato di delirio, sostenendo che credeva sinceramente nelle idee professate e che la notorietà del caso l’avesse profondamente turbata. L’avvocato ha altresì affermato che Stagno “non ha mai chiesto soldi, ma si rimetteva alle donazioni“.

Le indagini originali erano partite nel 2026 dalla denuncia di un’ex adepta; nel corso del procedimento sono emersi dettagli sui meccanismi di persuasione e sul coinvolgimento di molte persone. La controversia giudiziaria continuerà nel corso delle prossime udienze, mentre il dibattito pubblico resta focalizzato sulle dinamiche di manipolazione e sui rischi per la salute quando la fiducia riposta in un leader sostituisce cure e controlli medici.

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