Nel pomeriggio di ieri, la manifestazione “Italia in piazza” è degenerata in una vera e propria guerriglia urbana che ha investito il cuore della città. Giovani vestiti quasi tutti di nero, alcuni con il volto coperto, hanno invaso le strade intorno a Piazza Duomo, trasformando il clima di protesta in uno scenario di saccheggio, violenza e caos.
Secondo le stime delle forze dell’ordine, circa 2.000 persone hanno preso d’assalto via Torino la principale arteria che conduce alla cattedrale. Sono stati strappati cestini, biciclette e arredi urbani; le vetrine di negozi di abbigliamento, bar e supermercati sono state profetate con martelli e pietre, e in diversi casi i giovani hanno riempito gli interni di merce rubata, lasciando dietro di sé vetri infranti e scaffali sventrati.
Via Torino e le vie del centro sotto assalto
Storia della notte violenta
Le immagini più emblematiche mostrano il Decathlon di piazza Cairoli e il Foot Locker di San Babila totalmente devastati. Nei pressi di Corso Vittorio Emanuele, la boutique Nike ha subito la stessa sorte: vetrine frantumate, invasi di giovani incappucciati e saccheggio di articoli sportivi. Nella Galleria Vittorio Emanuele II, bar di lusso come Camparino e Biffi hanno chiuso i loro dehors, smontando tavolini e paratie di vetro per proteggere gli interni da ulteriori atti vandalici.
Le aggressioni non si sono limitate ai negozi. Una bomba di carta è esplosa all’angolo tra via Torino e piazza Duomo, facendo scattare l’uso di lacrimogeni da parte della polizia. I residenti hanno risposto lanciando secchi d’acqua dai balconi, mentre gruppi di manifestanti urlavano e lanciavano bottiglie contro gli agenti in tenuta antisommossa. Parallelamente, sono stati incendiati cassonetti e sedie dei dehors, trasformando i rifiuti urbani in arieti improvvisati.
Danni economici e materiali al patrimonio pubblico e privato
Oltre ai danni ai negozi, la violenza ha colpito anche il patrimonio pubblico. Un’auto dei Carabinieri è stata presa a calci, con vetri distrutti e transenne schiacciate. Anche alcuni furgoni blindati delle forze dell’ordine hanno subito danni significativi. Le pensiline dell’ATAC, i segnali stradali e i marciapiedi sono stati depredati: cestini, panchine e persino le strutture in ferro dei tram sono state rovinate. La metropolitana di Duomo, servita dalle linee M1 e M3, è rimasta chiusa per ore, paralizzando il traffico cittadino.
Le cifre preliminari indicano circa 25 feriti – dieci dei quali appartenenti alle forze dell’ordine – e più di sessanta fermati, quasi la metà dei quali minorenni. Il bilancio economico è ancora in fase di valutazione, ma i commercianti denunciano perdite di milioni di euro, mentre il Comune deve affrontare spese per la ricostruzione delle infrastrutture urbane e la sostituzione dei beni pubblici danneggiati.
Reazioni delle istituzioni e prospettive per la sicurezza
Il ministro dell’Interno Franco Gabrielli ha condannato senza riserve le violenze, sottolineando la necessità di difendere l’operato delle forze dell’ordine e di aprire un dibattito costruttivo sull’adeguatezza dei servizi di sicurezza. Il capo della Polizia di Stato, Matteo Piantedosi ha definito gli episodi “radical chic” e ha invitato le autorità a prendere responsabilità concrete per prevenire ulteriori escalation.
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha convocato una riunione d’urgenza sull’ordine pubblico per domani, mentre il sindaco di Milano, Beppe Sala ha definito gli atti “ingiustificabili” e ha chiesto un incremento delle forze di polizia sul territorio. Le autorità hanno già disposto la chiusura delle porte laterali del Duomo per motivi di sicurezza e hanno rafforzato il pattugliamento intorno al centro storico, con l’obiettivo di impedire nuove forme di violenza.



