Il tribunale di Verbania ha reso note il 21 maggio 2026 le decisioni relative al processo con rito abbreviato per la morte di Margherita Lega, precipitata da una teleferica all’Alpe Drocala il 4 luglio 2026. In aula il gup ha emesso un mix di assoluzione e condanna che ridisegna le responsabilità penali contestate: la vicenda coinvolge il titolare dell’autorizzazione dell’impianto, l’operatore che lo ha azionato e il presidente dell’associazione che gestisce l’ecovillaggio dove la famiglia avrebbe dovuto trascorrere la vacanza. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni, termine entro il quale il quadro giuridico potrà essere meglio compreso.
Risultato del rito abbreviato e principali verdetti
Il rito abbreviato scelto da due degli imputati ha consentito al giudice di pronunciarsi in primo grado con una decisione che ha diviso le responsabilità: è stato pronunciato il proscioglimento di Damiano Brega, il titolare dell’autorizzazione dell’impianto a fune, mentre è stata inflitta una pena di otto mesi a Franco Baldacci, l’uomo che materialmente ha azionato la teleferica il giorno della tragedia. Per entrambi il pubblico ministero Nicola Mezzina aveva inizialmente chiesto una pena pari a un anno e quattro mesi; il giudice ha però ritenuto che, per quanto riguarda Brega, il fatto non costituisce reato, motivazione che assorbe la valutazione sulla sua posizione.
Assoluzione del titolare dell’autorizzazione
La decisione che ha portato all’assoluzione del signor Brega si fonda sulla distinzione tra autorizzazione tecnica e uso effettivo dell’impianto. L’impianto era stato autorizzato, secondo l’accusa, per il trasporto di legname ma veniva utilizzato anche per lo spostamento dei bagagli degli ospiti dell’ecovillaggio. Il gup Rosa Maria Fornelli ha ritenuto che, nella fattispecie, non emergano elementi sufficienti per configurare un reato a carico del titolare, tenendo conto delle modalità d’uso e del quadro normativo applicabile all’epoca dei fatti.
Condanna a otto mesi per chi ha azionato l’impianto
Per Franco Baldacci il tribunale ha invece riconosciuto una responsabilità penale, condannandolo a otto mesi: secondo la ricostruzione, egli ha azionato l’impianto dal punto di monte senza essere a conoscenza che a valle la vittima stesse caricando i bagagli. Il giudice ha valutato elementi probatori relativi alla condotta dell’operatore e al nesso con l’evento mortale; il pm Mezzina aveva invocato una pena più severa, ma il verdetto ha calibrato la sanzione in base alle circostanze concrete. Anche su questo fronte, le motivazioni scritte chiariranno i passaggi della valutazione.
La posizione del terzo imputato e i provvedimenti processuali
Per il terzo imputato, Marco Bertaglia, presidente dell’associazione Comunità Rigenerative dove la famiglia era diretta, il giudice ha respinto la richiesta di patteggiamento a un anno e quattro mesi. Il gup ha invitato il pubblico ministero a riformulare il capo di imputazione rimuovendo un’aggravante collegata alla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro; di conseguenza la posizione dell’imputato dovrà essere riesaminata con un atto d’accusa corretto. Il legale originario ha rinunciato all’incarico nelle ore precedenti l’udienza, e in aula l’imputato è stato assistito dall’avvocato Paolo Ricci, nominato d’ufficio.
Aspetti civili e prossime tappe processuali
Dal punto di vista civile, la famiglia di Margherita Lega non si è costituita parte civile nell’udienza odierna; le questioni relative a eventuali risarcimenti rimangono pertanto ancora da definire. Sul versante processuale la vicenda non è chiusa: il gup ha fissato un nuovo appuntamento in aula per il 16 giugno, e le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni, passaggio che potrà aprire alla presentazione di appelli o ad altri provvedimenti. Il caso resta al centro dell’attenzione locale per le implicazioni di sicurezza sul territorio e per il dibattito sull’uso di impianti non esclusivamente turistici per il trasporto di persone o bagagli.