Il mattino del 18 settembre 2026 il centro città torinese si è animato intorno all’NH Hotel, sede della tavola rotonda intitolata “Insicurezza urbana”. L’incontro, promosso dal Fsp Polizia doveva offrire aggiornamenti professionali agli agenti e raccogliere proposte per migliorare la percezione di sicurezza. Tra i relatori spiccava la figura di Roberto Vannacci ex generale e capo di Futuro Nazionale la cui partecipazione ha subito acceso una serie di polemiche a livello locale e nazionale.
Fin dai primi comunicati stampa, la presenza di Vannacci è stata vista da alcuni come una legittima occasione di dibattito, mentre per altri ha suscitato timori legati al suo passato politico. Il Viminale ha intervenuto più volte chiedendo il rispetto della libertà di espressione, ma la città di Torino, storicamente definita partigiana e antifascista ha reagito con una forte mobilitazione di attivisti e gruppi associativi.
Il convegno sulla sicurezza organizzato da Fsp Polizia
Il programma dell’incontro prevedeva interventi di esperti di ordine pubblico, crediti formativi per i vigili e una breve apertura da parte del questore Massimo Gambino, successivamente ritirata per evitare ulteriori tensioni. Tra i partecipanti spiccavano figure istituzionali come il vicesindaco di Giaveno Carlo Giacone, l’ex europarlamentare della Lega Mario Borghezi e il segretario provinciale Fsp Luca Pantanella, il quale ha sottolineato la necessità di strumenti operativi più avanzati per le forze dell’ordine. La sala dell’hotel ha ospitato circa 250 persone, con Vannacci al centro della discussione, difendendo la sua visione di una “sicurezza più forte” attraverso un maggiore coinvolgimento delle forze armate.
Le contestazioni di Askatasuna e il presidio davanti all’NH Hotel
Quasi simultaneamente, il collettivo Askatasuna ha annunciato un presidio di protesta, invitando i propri membri a radunarsi alle 8.30 davanti all’albergo con il cartellone “Fuori Vannacci da Torino”. Il messaggio, diffuso sui canali dei centri sociali, accusava il generale di rappresentare una “minaccia per la memoria partigiana” e di utilizzare il convegno come vetrina personale. Durante le ore mattutine, i manifestanti hanno lanciato uova contro le forze di polizia schierate, provocando la chiusura di più vie, tra cui Corso Vittorio Emanuele, Corso Stati Uniti e Via Inghilterra.
Le richieste di Askatasuna
Il portavoce Sara Munari ha spiegato che la protesta non riguarda solo la presenza di Vannacci, ma anche il più ampio corso di politiche che, a loro avviso, avvantaggiano le “grandi lobby”, la “massoneria” e gli interessi degli Stati Uniti. Secondo Munari, la vera insicurezza urbana è generata da politiche economiche che penalizzano le famiglie, dai finanziamenti destinati alla TAV anziché alle necessità quotidiane, e dalla violenza della polizia durante i controlli di ordine pubblico.
Le reazioni dell’Anpi, di AVS e di Futuro Nazionale
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) ha diffuso una nota in cui si afferma che la città di Torino, “cosparsa di lapidi di partigiani e partigiane”, non può accogliere una figura che, a loro dire, richiama “le parole di Mussolini”. In tal modo, l’Anpi sostiene che la presenza di Vannacci “offende la memoria storica torinese”. Parallelamente, Alice Ravinale e Sara Diena, esponenti di AVS – Alternativa Verde Socialista hanno accusato Vannacci e il suo partito di diffondere “messaggi di odio e violenza” in violazione della Costituzione nata dalla Resistenza.
Da parte loro, Emanuele Pozzolo, referente regionale di Futuro Nazionale, ha replicato con toni concitati, sostenendo che le critiche dell’Anpi e di AVS “contrattano la libertà di espressione”. Pozzolo ha inoltre attaccato il questore, definendolo “indifferente al rischio di scontri” e ha difeso la necessità di una risposta ferma alle minacce alla sicurezza nazionale. Le dichiarazioni hanno alimentato il clima di tensione, facendo sì che la polizia rimanga sul posto con camionette, barricate e un controsoffitto di agenti pronti a intervenire.
Il conflitto di narrazioni ha trasformato quello che doveva essere un semplice aggiornamento professionale in una fiera di scontri ideologici. Mentre le forze dell’ordine hanno dichiarato di voler garantire la continuità del convegno, i gruppi di protesta hanno mantenuto la loro presenza fino all’orario di chiusura, rafforzando il messaggio secondo cui “Torino è e resta antifascista”. Il bilancio finale è una città parzialmente paralizzata, una tavola rotonda che ha raggiunto solo una parte del suo pubblico previsto e un dibattito pubblico che continua a estendersi nei giornali e sui social, con la speranza che le tensioni possano essere risolte mediante il dialogo, non la violenza.



