Il tragico incidente avvenuto il martedì 22 settembre lungo il controviale di Corso Regina Margherita ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle ciclabili cittadine. Il bambino Nicolò Di Ciò sette anni, è stato investito mentre, con il papà, percorreva la pista pedonale per andare a scuola. La dinamica, ancora in fase di accertamento, vede coinvolta una Chevrolet Matiz che, secondo i primi rilievi della polizia locale avrebbe superato il limite di 30 km/h. L’evento ha spinto l’associazione FIAB Torino Bike Pride a organizzare una serie di azioni di protesta.
Cordone umano di trecento persone a Vanchiglia
Alle 7.30 del mattino del medesimo giorno, nella zona di Corso Regina Margherita 47 al confine con via Cesare Balbo, circa trecento cittadini hanno formato un cordone umano lungo il tratto della ciclabile dove è avvenuto l’incidente. Il gesto, denominato “Una tragedia annunciata”, mirava a fermare temporaneamente il traffico automobilistico, costringendo i conducenti a rispettare il limite di 30 km/h. Durante l’azione è stata posta una ghost bike bianca, simbolo della vita spezzata, e la folla ha percorso la pista senza bloccare il flusso veicolare, arrivando fino al Comune di Torino per far sentire la propria voce alle istituzioni.
Reazioni dei conducenti e interventi delle autorità
Alcuni automobilisti, costretti a rallentare o a fermarsi, hanno espresso irritazione, sfociando in scambi verbali con i partecipanti. La polizia locale è intervenuta per garantire la sicurezza dei manifestanti e per raccogliere testimonianze utili alle indagini. La conducente dell’auto si è fermata sul posto per prestare soccorso, ma sarà probabilmente denunciata per omicidio stradale una volta chiarite le dinamiche dell’impatto.
Nuovo presidio in piazza Palazzo di Città
Una settimana dopo il lutto, martedì 29 settembre alle ore 19:00 la stessa associazione ha convocato un nuovo presidio in piazza Palazzo di Città. L’incontro, inoltre, si è coordinato contemporaneamente con una manifestazione a Milano organizzata da Città delle Persone, sottolineando l’universalità della richiesta: “Basta morti in strada”. Il raduno ha riunito ciclisti, pedoni, famiglie e rappresentanti di varie associazioni per ricordare non solo Nicolò, ma anche le altre vittime torinesi – Angelo, Romina, Davide e Salvatore – che hanno perso la vita nei tragici scontri con veicoli.
Le richieste mosse al Comune di Torino
Durante il presidio sono state esposte quattro domande chiave al Comune di Torino un controllo più stringente dei limiti di velocità, un intervento contro la malasosta in corrispondenza dei controviali, la realizzazione di una rete ciclabile realmente sicura e una riduzione del numero di auto circolanti in città. Gli organizzatori hanno sottolineato che la sicurezza in strada non è un privilegio ma un diritto fondamentale, e hanno concluso con l’appello che l’unico numero accettabile di morti sulla strada è zero.
Altre vittime e contesto della rete ciclabile torinese
Dal principio dell’anno, le strade di Torino e del Piemonte hanno registrato le morti di altri ciclisti – Davide, Angelo, Romina e Salvatore – tutti travolti in incidenti simili. La densità di questi casi rende impossibile dedicare un presidio a ciascuna vittima, perciò gli organizzatori hanno scelto di raggruppare tutte le famiglie in un unico spazio di solidarietà, facendo leva sulla forza numerica per far sentire il messaggio alle istituzioni. Attualmente la città conta 340 km di percorsi ciclabili molti dei quali sono solo corsie ciclabili dipinte a terra, mentre le vere piste separate sono ancora poche.
Problemi strutturali delle corsie ciclabili
Le critiche al modello torinese si concentrano sulla mancanza di barriere fisiche, sulla segnaletica spesso sbiadita e sull’alto numero di accessi laterali e parcheggi che interrompono la continuità della pista. Gli esperti chiedono, oltre a un rispetto più rigoroso dei limiti di 30 km/h l’installazione di attraversamenti rialzati e di chicane per proteggere i ciclisti, nonché la trasformazione dei controviali in zone a passo d’uomo, riservate esclusivamente a pedoni e biciclette.



