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Delirio di alcol e stupefacenti culmina in morte a nord di Torino

Una notte di consumo e violenza a Torino finisce con un omicidio e il crudele smembramento del cadavere, svelati dagli interrogatori.

Delirio di alcol e stupefacenti culmina in morte a nord di Torino

Nel quartiere nord di Torino, un appartamento di via Gulli 46 è stato teatro di una tragica sequenza di eventi. Una festa iniziata il 20 settembre, organizzata da un gruppo di giovani legati al mercato della sostanze stupefacenti ha degenerato in una rissa che si è conclusa con l’omicidio di Fabio Colapietro, 39 anni. La serata, alimentata da una combinazione di crack, funghi allucinogeni, LSD, cannabis, MDPHP e superalcolici, si è protratta per più di un giorno, creando uno stato di confusione e aggressività tra i presenti.

Tra i partecipanti c’erano la professoressa di italiano Nicole Formichetti, proprietaria dell’immobile, il ventiseenne Christian Matheus De Oliveira Morando, il ventiduenne Keith Butig, noto con lo pseudonimo “Sara”, e la vittima, connessa al giro di spaccio locale. Le autorità hanno ricostruito che, dopo aver consumato droghe e alcol, gli ospiti hanno discusso su una presunta sottrazione di circa 50 euro da parte di Colapietro, scatenando una violenta colluttazione.

Il festino di droga del 20-21 settembre a via Gulli 46

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, il 20 settembre tutti i soggetti coinvolti si sono radunati nell’appartamento di Formichetti. Oltre alle droghe già citate, sono state rilevate anche altre sostanze sintetiche, creando un clima di euforia e perdita di autocontrollo. Il consumo intensivo ha favorito l’insorgere di un litigio quando la vittima, Fabio Colapietro, ha prefissato di recuperare una somma di denaro, innescando un acceso scambio di accuse.

Le sostanze consumate e il litigio che ha scatenato la violenza

Le testimonianze indicano che durante la discussione il ventiseenne De Oliveira ha afferrato il collo della vittima in maniera improvvisa, ma non ha ricordato i dettagli sul gesto, dichiarando che “non ricorda assolutamente”. Dopo una breve lotta, Colapietro è caduto a terra e ha smesso di respirare. Il gruppo, in preda al panico, ha tentato una rianimazione con respirazione bocca-a-bocca e compressioni toraciche, senza successo. Il tentativo di salvare la vita della vittima è durato diverse ore ma il risultato è stato vano.

Il tentativo di occultare il corpo e il coinvolgimento della madre

Di fronte alla morte, i presenti hanno preso la decisione di nascondere il cadavere. Nei giorni successivi hanno acquistato telo, sacchi di plastica, candeggina, guanti, un coltello e cemento, materiale necessario per smontare e trasportare i resti. L’obiettivo iniziale sembrava quello di gettare il corpo in un fiume, ma il piano è stato modificato: le parti del corpo sono state sezionate, confezionate in sacchi e riposte nel bagno dell’appartamento.

Il 24 settembre, De Oliveira, visibilmente scosso, ha contattato la madre, residente in via Duino, chiedendole di raggiungerlo in piazza Rebaudengo. La madre, racconta, ha percepito un comportamento “confuso, disperato e in pianto”. Non avendo compreso appieno i fatti, gli ha consigliato di chiamare il 112. L’uomo, ancora agitato, ha compiuto la chiamata e, sotto il suggerimento della madre, ha informato gli operatori che “mio figlio ha fatto del male a qualcuno”.

Le indagini, gli arresti e le dichiarazioni degli imputati

Le forze dell’ordine hanno eseguito perquisizioni presso la casa di Formichetti e hanno raccolto prove materiali, compresi i sacchi contenenti i resti. Gli arresti hanno interessato De Oliveira, la madre e la giovane Butig, quest’ultima ha ammesso di aver comprato i sacchi ma nega ogni responsabilità nel omicidio o nello smembramento. Il difensore di De Oliveira, avvocato Wilmer Perga, ha sostenuto che il giovane “non aveva alcuna intenzione premeditata di uccidere” e che l’evento è avvenuto durante un acceso litigio, aggravato dall’uso prolungato di droghe.

Durante gli interrogatori di garanzia, De Oliveira ha dichiarato di non ricordare se avesse stretto il collo della vittima, aggiungendo di aver provato a rianimarla senza risultato. La madre, eliminata dalle accuse di favoreggiamento, ha invece sostenuto di non conoscere le altre persone coinvolte e di non aver mai avuto rapporti con loro. Il caso è attualmente nelle mani del G.I.P., che dovrà convalidare le misure di custodia cautelare per tutti gli indagati.

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