Torino, 22 MAG – La città ha recepito con emozione l’annuncio della scomparsa di Carlo Petrini, e il primo commento istituzionale è arrivato dal sindaco Stefano Lo Russo. In un messaggio pubblico il primo cittadino ha voluto sottolineare come la figura del fondatore di Slow Food abbia avuto una risonanza ben oltre i confini locali, rappresentando una voce capace di parlare al mondo partendo dalle radici. Questa riflessione iniziale serve a collocare l’accaduto in un quadro più ampio, dove il lutto personale si intreccia con la perdita di un riferimento culturale e civico.
Un’idea che ha trasformato il modo di parlare di cibo
Chi ha seguito il percorso di Slow Food sa che non si tratta solo di gusti o abitudini: è stata promossa una vera e propria rivoluzione culturale attorno al cibo come elemento identitario. Secondo il sindaco, Petrini ha costruito con Terra Madre e con i movimenti collegati non tanto un’associazione quanto un progetto sociale, capace di mettere in relazione produttori e consumatori attraverso il rispetto dei territori e delle tradizioni. Questo approccio ha fatto emergere l’idea di comunità estesa, in cui il cibo diventa narratore del passato e strumento per immaginare il futuro collettivo.
Il principio che unisce
Lo Russo ha evidenziato come il filo conduttore dell’opera di Petrini sia stato un principio semplice e rivoluzionario: il cibo parla di chi siamo e del mondo che vogliamo costruire. In questa definizione il termine cibo assume valore antropologico e politico, non soltanto gastronomico. È una chiave per comprendere pratiche agricole sostenibili, economie locali e stili di vita che rispettano la biodiversità. Definire il cibo in questi termini ha permesso a Slow Food di dialogare con amministratori, insegnanti, giovani e contadini, trasformando problemi concreti in proposte condivise.
La comunità come progetto politico e sociale
Per il sindaco la grandezza dell’eredità di Petrini sta nella capacità di mettere intorno a un tavolo soggetti diversi: culture, territori, contadini, giovani e amministratori locali. Questo mosaico umano è stato presentato come una risorsa, capace di generare politiche alimentari più giuste e pratiche di tutela ambientale. Lo Russo ha ricordato che incontrare Petrini era occasione per rivedere idee e strategie, perché il confronto con la sua visione offriva sempre uno sguardo alternativo e costruttivo. In termini pratici, l’azione di Petrini ha contribuito a promuovere filiere corte, mercati locali e iniziative educational sul valore del cibo.
Un dialogo oltre le etichette
Il messaggio del sindaco sottolinea anche la dimensione relazionale del progetto: non una semplice etichetta o un movimento ristretto, ma una forma di comunità che unisce persone e territori attorno a obiettivi condivisi. Secondo Lo Russo, Petrini è riuscito a creare ponti tra chi produce e chi decide, offrendo strumenti concreti per valorizzare il lavoro agricolo e preservare le tradizioni. L’effetto è stato quello di trasformare pratiche locali in esempi replicabili e di far emergere nuove generazioni interessate a coltivare non solo i campi, ma anche la consapevolezza collettiva.
Il saluto personale e l’impegno a ricordare
Nel suo intervento il sindaco ha voluto rendere omaggio non solo al simbolo pubblico, ma anche all’uomo che incontrava con piacere: ogni scambio con Carlo Petrini era descritto come un momento di arricchimento personale e professionale. Lo Russo ha espresso la sua vicinanza alla famiglia e alla comunità di Slow Food, sottolineando l’importanza di mantenere viva la memoria attraverso azioni concrete. Il riferimento affettuoso a “Carlin” ha reso il messaggio più intimo, evidenziando come la perdita riguardi non solo un movimento ma anche legami umani profondi.
Prospettive per il futuro
Concludendo, il sindaco ha promesso che l’indicazione tracciata da Petrini non andrà perduta: l’amministrazione intende proseguire sulle strade già tracciate, promuovendo politiche che mettano al centro la sostenibilità e la partecipazione. L’appello è stato rivolto a tutti gli attori locali perché custodiscano e facciano vivere l’eredità, traducendola in progetti urbani e rurali concreti. Questa parte conclusiva richiama l’idea che la memoria diventi impulso per nuove pratiche, affinché il lavoro di Petrini continui a ispirare scelte civiche e culturali.
In sintesi, il messaggio del sindaco di Torino trasmette un duplice sentimento: il dolore per una perdita personale e la volontà pubblica di trasformare quel cordoglio in impegno. La figura di Carlo Petrini rimane per la città e per il movimento di Slow Food un punto di riferimento, la cui eredità sarà custodita come bene collettivo e messa in pratica attraverso iniziative che tutelano il valore del cibo e rafforzano la comunità.